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Vi racconto com'è la cella di Del Turco
Da poco sono uscito dalla cella di isolamento del carcere di Sulmona, dove ora è detenuto il presidente Del Turco. E vi racconto quale è la realtà di questa cella perché credo sia un posto poco adatto a una persona che non ha abitudini col carcere. Sono tre le celle di isolamento a Sulmona. Tre celle messe al primo piano del reparto dei detenuti comuni. Tre celle una uguale all’altra. Celle che spesso vengono usate come magazzini e che all’occorrenza ci mettono un detenuto. La cella dove sta ora Del Turco, non è più grande di 3 metri quadri. Una specie di sgabuzzino. Non ci sono finestre in quella cella. O meglio la finestra c’è, ma è murata. Entrando sulla destra c’è una branda di ferro. Branda fissata a terra con dei bulloni. Una branda che non ha il materasso, ma al suo posto una semplice coperta. Sulla sinistra di questa celletta, c’è il bagno, vecchio e rovinato. Un bagno senza porta, fatto di un lavandino e di un water. Il bidè ovviamente non c’è. Se la cella è piccola si immagini il bagno! Nella cella di isolamento del carcere di Sulmona non hai nulla. Non solo non hai la luce del sole, ma non hai né Tv, né giornali. Il nulla del nulla. Si sta sempre chiusi lì dentro, tranne che per l’ora d’aria che si fa sempre da soli. Vi assicuro che vivere lì dentro è veramente dura. E’ dura per chi è già stato in carcere e deve essere terribile per chi in carcere non c’è mai stato, come il Presidente Del Turco. Franco, dal carcere di Sulmona Commenti (5 ) |
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De Magistris:
per la Cassazione il ricorso è inammissibile Le Sezioni Unite della Cassazione hanno dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dall'ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris e dal Ministero della Giustizia, contro la sentenza della Sezione disciplinare del CSM del 18 gennaio 2008, che aveva comminato la sanzione della censura e disposto il trasferimento di sede e di funzioni a carico del magistrato. Nella sentenza, depositata venerdì 11 luglio, si afferma infatti che il ricorso principale, quello avanzato da De Magistris, è stato tardivo. Un ritardo che ha reso inammissibile anche il ricorso incidentale del Ministero della Giustizia. Secondo la Cassazione, infatti: ''il ricorso contro le sentenze della sezione disciplinare del Csm va proposto, ai sensi dell’art. 585 c.p.p., nel termine di 30 giorni dalla scadenza del termine stabilito, nell’art. 19 del dlgs n. 109/06, per il deposito della decisione disciplinare. Si chiude così, con un banale ritardo nella presentazione del ricorso, la vicenda disciplinare del dottor De Magistris che tanto ha fatto discutere.
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Non solo i Rasta
 Tutti possono consumare marijuanaLa Corte di cassazione ha deciso che se si è pizzicati con un etto circa di hashish la si può fare franca senza incorrere nelle maglie della giustizia. Basta dire che si è adepti rasta. In questo caso, infatti, anche questa quantità può non avere "finalità di spaccio", ma essere semplicemente "erba meditativa". Questo quanto veniva scritto da tutte le agenzie di stampa italiane venerdì 10 luglio 2008. Subito ho deciso di diventare un rastafariano per potere consumare tranquillamente l’erba sacra. La delusione è arrivata quando ho letto l’importante sentenza. Ho infatti scoperto che non necessario essere un adepto della religione rasta per potere consumare della marijuana senza commettere un reato. La sentenza afferma chiaramente che tutti possono consumare, detenere l’erba. La legge infatti punisce solo la detenzione a fini di spaccio. I giudici hanno affermato inoltre che spetta all’accusa provare questo fatto. Ed è stata proprio la mancanza di questa prova che ha determinato l’annullamento della decisone che aveva condannato il musicista rasta per essere stato trovato con un etto di erba. Commenti (2 ) |
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