Roma 24 giugno. Il Comitato di sorveglianza, costituito dal ministro della Giustizia Angelino Alfano, dal ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli e dal Capo del Dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso, ha approvato il Piano carceri presentato dal Commissario straordinario e Capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria Franco Ionta.
Il piano messo a punto da Ionta, e consegnato alla fine dello scorso aprile al ministro Alfano, prevede una spesa complessiva di 661 milioni di euro, di cui circa 500 milioni provenienti dallo stanziamento 'ad hoc' della finanziaria e i rimanenti dai capitoli di bilancio ordinario del Dap e dalla cassa delle Ammende.
Nel dettaglio le nuove 11 carceri (ciascuna con circa 450 posti) saranno costruite a Bolzano, Pordenone, Venezia , Torino, Camerino, Nola, Bari, Sciacca, Catania, Marsala e Mistretta. Tutte costeranno 40,5 milioni di euro l'una, tranne quella di Bolzano da 25milioni di euro.
Ciascuno dei 20 padiglioni potra' ospitare circa 250 detenuti. Le strutture, per un costo complessivo di 231 milioni, saranno costruite nei penitenziari gia' esistenti di Alessandria, Milano, Bergamo, Reggio Emilia, Ferrara, Bologna, Piacenza, Parma, Vicenza, Sulmona, Roma, Napoli, Salerno, Trani, Taranto, Lecce, Trapani, Siracusa e Caltagirone.
P.S.
L’ennesimo annuncio di un piano carceri che tradotto significa tanti soldi pubblici spesi, ovvero una bella torta da spartire. Non una parola sulla riforma delle pene. Silenzio sulla riforma del processo penale, per renderlo davvero ragionevolmente breve e così risolvere la questione dell'eccessivo ricorso alla custodia in carcere prima del giudizio. Nulla di tutto questo solo un annuncio sulle nuove carceri. Nuove carceri che non risolveranno nulla, ma che arricchiranno alcuni. Infatti, il Piano carceri porterebbe ad un aumento di soli 9 mila posti nelle carceri. Una goccia nel mare. I detenuti sono 68.130, a fronte di circa 42 posti. 42 posti in carcere che divenuti 51 mila col piano carceri, non sposteranno di molto il problema del sovraffollamento. Sempre 18 mila detenuti in più ci saranno. E poi, resta una piccola questione. Per costruire queste carceri ci vorranno anni, e la questione è: il Governo come pensa di fronteggiare l’emergenza sovraffollamento in attesa delle nuove carceri? Che si farà mentre i detenuti aumenteranno sempre più? Che il Piano carceri, la torta da spartire, nasconda una presa in giro e pure costosa è sempre più chiaro.
Mentre l’on. Di Pietro e i suoi dell’IdV hanno passato la notte alla Camera dei Deputati per fare ostruzionismo sul ddl in merito alle “Fondazioni liriche”.
Mentre il Governo e il Pd, sembrano concorrere, insieme ai mass media, nel ripeterci ossessivamente la questione delle intercettazioni, ma nulla dicono sul processo penale e sulla sua morte prematura.
Mentre accade tutto questo, il Paese continua la sua agonia verso una morte certa.
Tra gli agonizzanti ci sono, oltre che disoccupati, pensionati e malati, anche le 68.130 persone detenute, ammucchiate in celle vecchie e sporche. Celle che a mala pena ne potrebbero contenere 42 mila. 68.130 persone trattate peggio degli animali.
Il Governo e i parlamentari hanno avuto tutto il tempo di arginare anche questa emergenza.
No lo hanno fatto.
Tranne i Radicali, tutti: Pd, IdV, PdL e Lega, hanno concorso ad affossare il ddl Alfano contro il sovraffollamento. Un ddl che sarebbe almeno servito a superare la calda estate nelle carceri. In altre parole si sarebbero evitati feriti o peggio, tra polizia penitenziaria e detenuti a seguito delle rivolte che ci saranno.
Uno scenario sconcertante, che lascia indifferente il Governo che ogni tanto si limita a ripetere il tormentone sul piano carceri. Un tormentone datato: 24 mesi.
Quando ad agosto il celo diventerà nero per le galere messe a fuoco. Quando sentirete di poliziotti feriti, di violenze, di sommosse nelle carceri, non stupitevi.
Era tutto prevedibile e forse previsto. La causa? Era da tempo ben chiara: l'abbandono da parte della politica di un'istituzione dello Stato.
Roma, 18 giugno - Quali sono le condizioni di salute dei quasi 70 mila detenuti italiani? Gli spazi previsti per legge sono garantiti? Hanno acqua per lavarsi, luce a sufficienza, coperte, spazi per incontrare i parenti, occasioni per lavorare? Quanto dura veramente l'ora d'aria? E' per ottenere risposte a queste domande che oggi in tutta Italia le Camere penali territoriali depositano alle varie procure della Repubblica e alla magistratura di sorveglianza una denuncia-esposto a tutela dei diritti dei detenuti, compromessi dalle conseguenze del dramma del sovraffollamento.
"Circa 68 mila detenuti - ricorda il responsabile dell'Osservatorio Carcere Ucpi Roberto D'Errico - vivono in condizioni di estremo disagio nelle carceri italiane, a fronte di una capienza tollerabile di 44mila. Un tale affollamento mette in discussione la tutela della salute, il diritto alla vita di relazione, la possibilita' di partecipare a programmi rieducativi. Il contesto di promiscuita' in cui vivono i detenuti compromette l'equilibrio psico-fisico, la dignita' di ciascuno in violazione dei principi costituzionali e delle norme dell'ordinamento penitenziario della legislazione speciale in materia di salute. Il crescente numero di morti e di suicidi in carcere, tra i piu' significativi in Europa, fotografa i segnali del crescente disagio nei penitenziari della Repubblica".
Con la denuncia-esposto rivolta alle competenti autorita', l'Ucpi intende "richiamare l'attenzione dei soggetti istituzionali responsabili della tutela dei diritti dei detenuti affinche' pongano in essere tutte le iniziative idonee a garantire il rispetto del dettato normativo". E, pertanto, "si impegna a proseguire la battaglia contro il sovraffollamento, sollecitando iniziative politiche e istituzionali capaci di formulare proposte concrete sul tema". (fonte Agi)
p.s.
Una buona notizia, della serie meglio tardi che mai, con la speranza che anche l'Associazione Nazionali Magistrati voglia impegnarsi, non solo sul taglio agli stipendi dei magistrati o sulle intercettazioni, ma anche per combattere l'illegalità presente nelle carceri italiane. Illegalità che contamina, nella loro esecuzione, i provvedimenti restrittivi emessi dalla stessa magistratura.