Cara Radio Carcere ti scrivo...  CHIUSO IN CELLA 24 ORE AL GIORNOCara Radiocarcere, mi trovo detenuto da un paio d’anni e devo scontare una pena complessiva di 4 anni e 8 mesi.Il mio problema è che ho un grave handicap alla gamba. Infatti, mentre ero detenuto, sono stato operato e mi hanno anche messo una protesi. L’operazione è riuscita, ma io purtroppo sarò destinato a zoppicare per tutta la vita. Inoltre, dopo che mi hanno operato, non mi è stata fatta nessuna fisioterapia, con ricadute assai gravi sulla possibilità di poter camminare nuovamente.Ora, nonostante che la mia gamba non funzioni per nulla bene, vivo in una cella che è situata al quarto piano del carcere di Alessandria. Carcere che ovviamente non ha l’ascensore, con la conseguenza che non posso mai uscire da questa quattro mura per andare a fare l’ora d’aria. In altre parole passo la mia pena stando chiuso in cella 24 ore su 24. Qualche mese fa, visto il mio stato di salute e visto che ho già scontato più della metà della pena, ho fatto istanza per poter scontare il resto della mia condanna ai domiciliari, ma ancora attendo una risposta.Per il resto la situazione qui nel carcere di Alessandria è drammatica tanto che noi detenuti siamo costretti a vivere in quattro persone dentro cellette grandi appena 4 mq.Grazie per quello che fate per noi detenuti. Said dal carcere di Alessandria
LA NOSTRA VITA NELLA GALERA DI LECCECarissimo Arena, anche se sono di Napoli mi trovo detenuto qui nel carcere di Lecce, ovvero un carcere che sta letteralmente scoppiando per quanti detenuti siamo.Pensa che in celle singole, ovvero fatte per ospitare una sola persona, ci dobbiamo vivere in tre. Lo spazio è pochissimo e praticamente dormiamo su un letto a castello alto tre piani. In poche parole chi dorme all’ultimo piano del letto a castello ha il viso a trenta centimetri dal soffitto. E’ come dormire in una bara!Inoltre le celle dove viviamo sono umide, piene di infiltrazioni e quando fuori piove la cella si riempie d’acqua. Acqua che però non esce quasi mai dai rubinetti delle nostre celle, in quanto manca in continuazione, e quando esce è pure non potabile e gialla di ruggine.Qui anche le cure mediche sono pressochè inesistenti. Infatti non veniamo curati se abbiamo una semplice influenza né vengono curati quei detenuti che hanno patologie serie. In altre parole qui viviamo nella speranza di non ammalarci, perché altrimenti si può anche morire.Infine ci tenevo a segnalarti che quando i nostri parenti vengo qui in carcere per fare il colloquio sono costretti ad aspettare per sette o otto ore prima di vederci, il che non ci sembra giusto.Con me ti salutano anche i miei compagni di cella Antonio e Michele. Gianni dal carcere di Lecce
IL MIO VIAGGIO DA DETENUTO IN AEREOCaro Arena, ti descrivo l’ultimo viaggio che ho fatto dal carcere Pagliarelli di Palermo al carcere di Vigevano. Devi sapere che il 27 febbraio, verso le 8.30 di mattina, un agente all’improvviso mi ha detto di preparami perché sarei stato trasferito. Dopo poco mi sono trovato all’aeroporto di Palermo, dove c’era un grande aereo dell’Alitalia che era giunto da Milano e che era pieno di agenti di polizia penitenziaria e di detenuti che venivano trasferiti dal nord verso il sud. Le operazioni di imbarco sono state particolarmente lunghe, ma c’è un aspetto che mi ha colpito.Salito sull’aereo mi sono accorto che c’erano tantissimi agenti della polizia penitenziaria. Agenti che avevano tutti un distintivo su cui vi era scritto: “Polizia Penitenziaria, servizio traduzioni e piantonamenti”. E’ ovvio che si tratta di un corpo scelto o quantomeno di un settore specifico della polizia penitenziaria. Ma non è finita. Arrivati a Milano ci aspettavano altre decine di agenti e numerosi furgoni blindati, che ci avrebbero portato alle nostre rispettive carceri.Ora domando: quanto costeranno questi viaggi dei detenuti? Io credo non poco e credo anche che con una presenza normale di detenuti nelle carceri, si eviterebbero questi viaggi, con risparmio di tanti soldi pubblici. Tonino dal carcere di Vigevano
IO MALATO A SECONDIGLIANOCara Radiocarcere, mi trovo nel carcere di Secondigliano da dove uscirò tra poco, dopo aver scontato circa 5 anni di pena. Vi scrivo perché purtroppo soffro per un serio problema di salute. Ho un polipo nasale e, da ben 2 anni e mezzo, non riesco ad essere operato. Il fatto è che durante questi anni il polipo nasale è cresciuto di dimensioni, tanto che ora interessa anche il viso e causa continue ed abbondanti perdite di sangue.Non vi dico i tempi biblici che ci sono dovuti per fare una Tac e i relativi accertamenti.La crescita del polipo nasale mi impedisce di respirare col naso e mi costringe a respirare con la bocca, il che mi provoca problemi anche alla gola. In poche parole, a causa dei tempi lunghi per riuscire ad essere operato, la mia malattia è peggiorata e così un domani sarà più complicato l’intervento chirurgico che da anni ancora sto aspettando.Per verità devo dire che la dottoressa del reparto Tirreno del carcere di Secondigliano si è fatta in quattro per aiutarmi. Ha chiesto continui solleciti e si è sempre impegnata molto per me. Ma i suoi sforzi sono valsi a poco. Ed io resto in cella abbandonato e nelle condizioni che vi ho descritto. Non mi sembra di chiedere tanto. Non chiedo la libertà, ma solo la possibilità di essere curato. Aniello dal carcere Secondigliano
UDINE: ORA POSSIAMO LEGGERE IL RIFORMISTA
Cara Radiocarcere, Ti scrivo per informati che da quando hai pubblicato la lettera che ti ho inviato nel mese di gennaio alcune cose sono migliorate qui nel carcere di Udine. Infatti la lettera è stata anche dall’amministrazione del carcere che, ad esempio, ha provveduto subito a levare il muretto divisorio che c’era nelle sale dove facciamo i colloqui con i nostri familiari. Ma non solo. Ora nella lista dei giornali che possiamo comprare c’è anche il Riformista e così possiamo finalmente leggere la pagina di Radiocarcere.Per questo, anche se sono piccole cose, volevo dirti grazie e ringraziare anche Il Riformista che ospita questa pagina.Allo stesso tempo, volevo dirti che sia io che i miei compagni detenuti qui a Udine siamo stanchi di sentire solo pompose conferenze stampa, fatte dal Ministro Alfano, sulle carceri. Oggi infatti la situazione è talmente grave che gli annunci non bastano più e servono interventi seri ed urgenti.Purtroppo ci sono già segnali di tensione nelle Carceri e io spero che tutto ciò non sfoci in rivolte violente, anche se temo che il sistema, se non ci saranno misure urgenti, sarà destinato ad implodere.A tal proposito vorrei appellarmi ai compagni detenuti e dirgli di mantenere la calma e di mantenere un atteggiamento lucido. Fabio dal carcere di Udine REGINA COELI: UN DETENUTO RIDOTTO COME CUCCHICarissimo Arena, ti scriviamo perché siamo allarmati circa le condizioni di un ragazzo che è da poco detenuto qui con noi. Devi sapere infatti che da qualche giorno è detenuto qui nel centro clinico del carcere di Regina Coeli un ragazzo che è letteralmente pesto dalle botte. Si hai capito bene! Qui c’è un ragazzo appena arrestato che è pieno di lividi per quante botte ha preso, livido come era il povero Stefano Cucchi. Pensa che non riesce a muoversi e noi non sappiamo come aiutarlo.Ora saremo anche persone che hanno commesso dei reati e che hanno sbagliato, ma ci chiediamo: come fanno ad accettare in carcere un ragazzo ridotto in queste condizioni? Perché prima non lo hanno portato in un ospedale per fare accertamenti? Anche se avesse commesso una rapina, è questo il modo di trattarlo e di curarlo?Devi sapere infatti che il centro clinico del carcere di Regina Coeli è veramente uno schifo e le cure mediche non si possono definire adeguare. Qui c’è di tutto, addirittura c’è un povero ragazzo malato di Tbc.La cosa assurda è che sia il ministro Alfano che il capo del Dap Ionta sanno bene come si vive qui dentro, ma nonostante ciò qui non cambia mai nulla. Noi tutti ti ringraziamo.Un gruppo di persone detenute nel centro clinico del carcere di Regina Coeli
IO DETENUTO PER UN REATO DI 15 ANNI FACaro Arena, mi trovo in carcere per scontare una pena di circa 3 anni, relativa a un reato che ho commesso nel lontano 1995. Non dico di essere innocente, dico solo che non è giusto scontare una pena dopo tanti anni dalla commissione del reato. Io infatti dal 1995 mi sono rifatto una vita. Ho smesso di delinquere e avevo un lavoro fisso. Insomma tutto andava bene fino a quando, nell’ottobre del 2009, sono stato arrestato per un reato commesso 15 anni fa. Ora mi trovo in carcere e nonostante che i miei datori di lavoro si mostrino comprensivi, sono terrorizzato di perdere il lavoro. Per quanto riguarda il carcere di Piacenza, le dico che anche qui c’è il problema del sovraffollamento. Infatti in celle fatte per una sola persona, ci siamo rinchiusi in tre. Tre detenuti, costretti a restare in questa minuscola cella per 22 ore al giorno. Tre detenuti che, come gli altri, non hanno nulla da fare durante il giorno. In altre parole qui praticamente siamo destinati all’ozio totale! Infine sappia che da quando sono detenuto rischio di perdere la vista ad un occhio perché nessuno mi cura. Infatti quando ero libero l’oculista mi disse che anche avevo bisogno di un intervento. Bè sono passati tre mesi e ancora aspetto la visita dell’oculista, mentre dall’occhio orami non vedo più. Gianfranco dal carcere di Piacenza
UN ANNO IN UN MANICOMIO CRIMINALECara Radiocarcere, ti scrivo per raccontarti quello che mi è successo. Senza motivo dono stato portato dal carcere al manicomio criminale e poi di nuovo portato in carcere. Una pazzia! Devi sapere infatti che prima ero detenuto nel carcere di Pavia. Lì, anche per l’esasperazione, ho fatto una stupidaggine. Un giorno mi sono ubriacato. La punizione è stata immediata: le guardie mi hanno portato in una cella di isolamento, mi hanno maltrattato e mi hanno lasciato lì solo e senza nulla. Poi, una volta finito di stare in isolamento, mi hanno trasferito nel manicomio criminale di Montelupo Fiorentino. Una vecchia e tetra struttura a cui hanno cambiato solo il nome. Ora si chiama: Ospedale psichiatrico giudiziario, ma il resto è rimasto uguale. E’ stato così che io, pur non essendo matto, mi sono ritrovato chiuso in una cella insieme a persone malate di mente. Per un anno sono rimasto lì e ti assicuro che se rimanevo ancora un giorno nel manicomio criminale di Montelupo Fiorentino rischiavo di impazzire davvero! Poi, finalmente, i medici del manicomio criminale si sono accorti che non ero pazzo e sono stato trasferito qui nel carcere di Orvieto. Ora, anche se nessuno mi ripagherà per quello che ho passato, mi domando: perché sono stato sbattuto lì dentro per un anno? Grazie per quello che fate Veselin dal carcere di Orvieto
SAN VITTORE: SIAMO INDOTTI AL SUICIDIOCaro Arena, le scrivo anche a nome dei 161 detenuti di San Vittore che hanno formato questa lettera con me. La nostra è una lettera che vuole essere un grido di allarme per le condizioni disumane in cui siamo costretti a vivere. Pensi che qui a San Vittore siamo rinchiusi in 5 o in 6 detenuti, dentro celle che al massimo potrebbero ospitare 2 persone, mentre in quelle un po’ più grandi ci stiamo rinchiusi in 11 ed anche in 12! Lo spazio per poterci muovere è pochissimo e siamo costretti a mangiare a turno e a dormire su letti a castello a tre piani, letti da cui spesso qualcuno cade e si rompe una gamba. Qui la disperazione ha ormai superato il limite e la verità è che stare a San Vittore non può che portare una persona al suicidio. Si preferisce morire che sopportare ancora il sovraffollamento, la violenza e il degrado di questo posto. Le diciamo solo che qualche giorno fa un detenuto per uccidersi ha dato fuoco alla cella ed ora è ancora in coma. Infine vorremo evidenziare che moltissimi di noi sono detenuti sottoposti a misura cautelare. Presunti innocenti che scontano mesi e mesi di carcere come se fossero condannati in attesa di essere giudicati, il che non ci sembra giusto. La salutiamo con tanta gratitudine Sebastiamo ed altre 161 persone detenute nel carcere San Vittore di Milano
CARCERE DI FOGGIA: HO 21 ANNI E UNA PENA SENZA FUTUROCarissima Radiocarcere, ho 21 anni, non sono mai stato in carcere, ma purtroppo mi trovo qui per scontare una pena di 3 anni e 4 mesi. Ormai è dal 2008 che sono detenuto e nonostante la mia giovane età e il fatto che non ho precedenti, ancora non riesco ad ottenere una misura alternativa. Quanto al carcere di Foggia devi sapere che si tratta di una struttura che potrebbe contenere circa 400 detenuti, ma oggi noi siamo più del doppio. Il risultato è che in celle minuscole ci dobbiamo vivere in 4 detenuti e ti assicuro che qui dentro lo spazio è talmente poco che non possiamo fare nulla e neanche riusciamo a magiare tutti e 4 insieme, figurati il resto! Io ho solo 21 anni e non sono esperto di carcere, ma non mi sembra normale che gli educatori non ci chiamino mai per capire come sta procedendo la nostra detenzione, né mi sembra normale che il Tribunale di sorveglianza non riesca a decidere sulle nostre istanze solo perché manca la relazione dell’educatore. E’ vero, ho sbagliato. Ma, visto che ho 21 anni, vorrei almeno scontare la mia pena imparando qualcosa di utile e non restando ad oziare in cella per tutto il giorno. La verità è che, anche per un giovane incensurato come me, il carcere è solo attesa di finire la propria pena. Un’attesa inutile e basta. Ciao e grazie per quello che fate per noi. Giovanni dal carcere di Foggia
REGINA COELI: TRA SOVRAFFOLLAMENTO E DEGRADOCaro Arena, siamo due detenuti, ristretti in una cella della 6^ sezione del vecchio carcere romano di Regina Coeli. Un carcere che, per dirla tutta, fa veramente schifo.Prima di tutto c’è il problema del sovraffollamento. Infatti nelle celle piccole siamo in tre detenuti, mentre in quelle un po’ più grandi siamo anche in sei persone. Inoltre qui fa pure freddo, e questo non perché i termosifoni non vengono accesi, ma perché nelle celle i termosifoni proprio non ci sono e se per caso qualcuno di noi si ammala, gli danno sempre la stessa pasticca, ovvero la stessa medicina per tutti i mali.Ah dimenticavamo! Devi sapere che nelle nostre cella del carcere di Regina Coeli il bagno non è diviso dal resto della cella. Manca infatti la porta del bagno, porta che abbiamo richiesto più volte e senza la quale siamo costretti a fare i nostri bisogni davanti agli altri compagni di cella.Poi, quando cala la sera, è il momento più brutto qui a Regina Coeli, infatti gli agenti sono pochissimi e se qualcuno di noi sta male, può anche morire mentre aspetta un soccorso.Ne approfittiamo per informarti che l’altra notte un ragazzo ha cercato di uccidersi a Regina Coeli, si è impiccato ma è stato salvato dai compagni di cella. Vi inviamo un affettuoso saluto Mirko e Cristian dal carcere Regina Coeli di Roma
CALTANISSETTA: ABBANDONATI NELLE NOSTRE CELLECaro Riccardo, ti scrivo insieme ai miei compagni di cella per dirti come viviamo qui nel carcere di Caltanissetta.Prima di tutto ci troviamo rinchiusi in 7 persone dentro a una cella che al massimo ne potrebbe ospitare 4. Una piccola cella dove rimaniamo chiusi per 24 ore al giorno. Infatti capita spesso che non andiamo a fare l’ora d’aria, in quanto il cortile è troppo piccolo per ospitare tutti i detenuti. Si tratta di un cortile di appena 60 mq, che è affollato da 66 detenuti. Un affollamento che di fatto ci impedisce anche di camminare e quindi di andare a fare l’ora d’aria. Anche i nostri familiari subiscono l’illegalità del carcere di Caltanissetta. Pensa che per fare il colloquio con noi sono costretti a mettersi in fila di notte e poi, quando finalmente ci incontrano non possiamo neanche stringergli le mani perché nella sala colloqui del carcere di Caltanissetta c’è ancora il vetro divisorio, che è vietato dalla legge.Insomma qui nel carcere di Caltanissetta siamo ammassati in cella e abbandonati a noi stessi. Passiamo il tempo nell’ozio senza avere l’assistenza di assistenti sociali e soprattutto senza avere la possibilità di lavorare. Con me ti salutano: Domenico, Giuseppe, Nunzio, Domenico e Rocco. Emanuele dal carcere di Caltanissetta
RIMINI: CON L’HIV E IN UNA CELLA CON 18 DETENUTI Carissimo Arena, mi trovo in carcere per un reato commesso nel 1999, ovvero durante un periodo in cui facevo uso di sostanze stupefacenti. Quel reato del 1999 fu infatti l’ultimo, mi sono disintossicato e mi sono anche creato una famiglia. Il fatto è che a causa della droga ho scoperto di essere sieropositivo. L’hiv inoltre mi crea tanti problemi di salute come cardiopatia, difficoltà di deambulazione e emorragie digestive. Ora sto aspettando una risposta dal dirigente sanitario del carcere di Rimini che si deve pronunciare sulla mia incompatibilità con il regime carcerario. Nel frattempo mi trovo detenuto in una cella del carcere di Rimini insieme ad altre 18 persone. Una cella dove rimaniamo chiusi per 22 ore al giorno. In verità la nostra non è neanche una cella vera e propria. Devi sapere infatti che fino a poco tempo fa questa era una saletta usata dai detenuti per la socialità. Bè con l’aumentare del sovraffollamento, visto che nelle celle non c’è più posto, hanno trasformato in cella questa saletta. Ci hanno messo sei letti a castello a tre piani, ed hanno risolto il problema. Ti lascio immaginare come siamo costretto a vivere. Nel frattempo io mi sento sempre peggio e posso solo ringraziare i miei compagni di cella che mi aiutano durante il giorno. Vincenzo dal carcere di Rimini
NON E’ VITA QUELLA A POGGIOREALECara Radiocarcere, ti scrivo anche a nome di altri detenuti nel Padiglione Salerno del carcere di Poggioreale, un carcere dove è difficile chiamare ancora vita la nostra esistenza. Ti diciamo solo che è da mesi che i termosifoni non funzionano e noi non sappiamo più come difenderci dal freddo. Inoltre non riusciamo mai a farci visitare dal medico, medico che dovrebbe esserci 3 volte a settimana ma che noi vediamo raramente. E’ questo un problema assai serio visto che molti di noi sono malati e visto che qui a Poggioreale neanche i farmaci ci sono. Sappi che ti scriviamo da una piccola cella dove siamo costretti a viverci ammassati in 7 persone. Una cella dove è piccolo anche il bagno: un cesso vecchio e mal funzionante. Pensa che i muri della nostra cella sono pieni di umidità, che ci entra nelle ossa e l’intonaco è talmente rovinato che cade a pezzi ogni giorno. L’igiene a Poggioreale è pressoché inesistente. Qui tutto è sporco e abbandonato e di fatto siamo esposti al rischio continuo di assumere gravi infezioni. Qui a Napoli il magistrato di sorveglianza è come se non ci fosse, con la conseguenza che le misure alternative non vengono quasi mai applicate. Con me ti salutano: Piero, Giuseppe, Toni, Antonio, Luigi e Vincenzo. Grazie per averci ascoltato Salvatore dal carcere Poggioreale di Napoli
IL SOVRAFFOLLATO CARCERE DI SANREMOCaro Arena, ti scriviamo in quanto qui nel carcere di Sanremo siamo ormai giunti alla disperazione a causa del sovraffollamento. Infatti siamo arrivati al punto che dentro ad una piccola cella siamo costretti a viverci in otto detenuti. Otto detenuti costretti a restare chiusi in questa piccola cella per 21 ore al giorno. Ti assicuro che c’è da impazzire a vivere così!Una cella la nostra non solo sovraffollata, ma dove è a rischio anche l’igiene personale. Considera, per esempio, che è da più di un anno che abbiamo lo scarico del bagno rotto e quando facciamo i bisogni siamo costretti a usare una bacinella. Inoltre il vitto che ci danno è immangiabile, la cucina è invasa dai topi e addirittura qualcuno del personale addetto alla cucina del carcere è stato portato in infermeria perché gli hanno riscontrato la scabbia. Già la scabbia, una malattia dimenticata fuori, ma ben radicata qui.Per il resto nel carcere di Sanremo non c’è nulla per noi detenuti. Né la possibilità di imparare un lavoro o di lavorare, che sarebbe tanto utile, né la possibilità di essere seguiti con costanza dall’educatore. Noi speriamo tanto che il nostro grido venga ascoltato da qualcuno, perché viviamo nel più completo abbandono e nella più assoluta disperazione. Salvatore, Giuseppe e Piergiorgio dal carcere di Sanremo
A LECCE: IN CELLA SENZ’ACQUACara Radiocarcere,siamo tre detenuti del carcere di Lecce, un carcere gravemente sovraffollato e che ha tanti problemi. Ma uno dei problemi più gravi che abbiano è l’acqua.Devi sapere infatti che per 4 volte al giorno dai rubinetti delle nostre celle l’acqua non esce più. Addirittura manca l’acqua anche per scaricare il water, il che ci impedisce spesso di fare i nostri bisogni per evitare di far diventare la nostra cella un vero porcile.Poi, anche quando l’acqua esce dal rubinetto della nostra cella, questa non si può assolutamente bere. Si tratta infatti di acqua non potabile, che emana cattivo odore ed è di un colore indescrivibile.Purtroppo noi, stando chiusi in cella, non abbiamo molte alternative e con quest’acqua ci dobbiamo lavare e ci dobbiamo anche cucinare in cella. Non è facile vivere così ed inoltre non è giusto, visto che non è il modo corretto per farci pagare le nostre condanne.Infine devi sapere nel carcere di Lecce gli educatori non li vediamo mai, con la conseguenza che noi veniamo lasciati nel più completo abbandono. Un abbandono che riguarda tutti, chi ha un lavoro fuori e potrebbe avere una misura alternativa e chi è tossicodipendente e potrebbe scontare la sua pena in una comunità terapeutica.Vi ringraziamo per quello che fate. Pasquale, Salvatore e Felice dal carcere di Lecce
DROGA: PERCHE’ NON CI MANDANO IN COMUNITA’Carissima Radiocarcere, mi trovo detenuto perché sono stato condannato nel 2006 a 4 anni di reclusione. Una condanna dovuta alla mia tossicodipendenza. A quel tempo ero completamente dipendente dalla droga, ero senza lavoro e una sera mi arrestarono perché avevo in tasca pochi grami droga. Per carità ho sbagliato, ma la mia condanna è stata aumentata per colpa della legge ex Cirielli sulla recidiva, una legge che rovina tanta gente.Ti scrivo perché, avendo ormai scontato gran parte della pena, potrei finire di scontare la mia condanna in una comunità di recupero, dove finalmente io mi possa disintossicare. Ora devi sapere che per la mia pratica è tutto pronto, ma ogni volta che parlo con il Sert mi rispondono che non mi mandano in una comunità solo perché mancano i fondi, ovvero i soldi. In altre prole il Governo Berlusconi prima fa le leggi, ovvero la Fini Giovanardi, e poi non ha soldi per applicarle e il risultato è che io tossicodipendente resto in carcere senza potermi curare. E considera che il mio non è un caso isolato. Infatti sono tantissimi i ragazzi detenuti tossicodipendenti che hanno lo stesso mio problema, ovvero che non possono finire di scontare la pena in comunità perché lo Stato non ha i soldi necessari. Vi saluto con tanto affetto e con me vi saluta il mio compagno di cella Marco. Dino dal carcere Pontedecimo
MARSALA: UN CASTELLO DIVENTATO CARCERECaro Arena, è difficile descrivere come siamo costretti a vivere nel carcere di Marsala, ovvero un carcere che altro non è che un castello medievale. Già un castello del ‘400, trasformato in carcere 40 anni fa. La verità è che qui viviamo in celle vecchie e sovraffollate. Pensi che in una cella non più grande di 7 mq ci dobbiamo vivere in 7 persone! Quindi non solo ci manca lo spazio per muoverci tutti insieme, ma siamo costretti anche a stare chiusi in una cella di un castello, con tutte le conseguenza che potete immaginare. Qui dentro è tutto vecchio e rovinato. Le pareti della cella, due sgabelli che usiamo per sederci e poi le coperte e le lenzuola che sono tutte strappate e che sono vecchie di trent’anni. Anche i nostri vestiti sono bucati e rovinati proprio a causa dell’abbandono in cui viviamo.Si abbandono, perché nel carcere di Marsala, se ancora si può chiamare così, non possiamo fare nulla. Non ci sono corsi formativi, non possiamo lavorare, non c’è un educatore, uno psicologo, non c’è niente!Per non parlare delle cure mediche che sono praticamente inesistenti. Qui la disperazione è tanta e si rischia di impazzire per come viviamo. Non è una caso che qualche mese fa un detenuto no ha retto a questa vita e si è impiccato. Vi lasciamo con un appello: aiutateci. Un gruppo di detenuti dal carcere di Marsala
ROVIGO: GALERA SOVRAFFOLLATACaro Arena, la situazione qui nel carcere di Rovigo è sempre più grave. Pensa che ormai nelle nostre piccole celle ci siamo rinchiusi in 4, in 5 e addirittura in 6. Persone chiuse e ammucchiate in una cella di pochissimi metri quadri. Un trattamento disumano che non credo sia considerato legale in Italia! Come in altre carceri, anche a Rovigo abbiamo seri problemi con le cure mediche, considera solo che quando il medico ci visita tiene in bocca una sigaretta! Purtroppo lo spazio ci manca non solo in cella ma anche nel cortile dell’ora d’aria. Infatti quando facciamo l’ora d’aria ci è impedito di camminare, visto il poco spazio che abbiamo rispetto all’alto numero di detenuti che siamo. Noi abbiamo sbagliato, ma vorremmo solo essere trattati in modo giusto e non come degli animali. Se il carcere dovrebbe anche migliorarci, bè allora ci si dovrebbe chiedere se è giusto scontare una pena come a Rovigo e se è giusto essere abbandonati da tutti: educatori, psicologi e magistratura di sorveglianza. Infine ti voglio segnalare che io mi trovo in carcere da 3 anni e pur potendo chiedere dei benefici secondo la legge, mi vedo rigettata qualunque mia istanza. Rigetti che, dopo 3 anni di carcere, mi fanno più male visto che in Italia ho una moglie e un figlio. Ciao Arena e grazie al Riformista! Said dal carcere di Rovigo
NOI ABBANDONATI A SECONDIGLIANOCaro Riccardo, anche qui a Secondigliano la situazione è grave perché i posti scarseggiano. Considera che in celle minuscole ci viviamo in due detenuti e questo solo perché manca in cella la spazio fisico per la terza branda, altrimenti già ce l’avrebbero messa. Infatti qui a Secondigliano molte persone vengono ammucchiate nelle celle di isolamento o dovunque ci sia spazio per mettere dei detenuti. Inoltre volevo informarti che in questo carcere c’è negata la possibilità di accendere la luce in cella quando sono le otto e fa buio. Non abbiamo interruttori per accendere la luce nelle celle e di conseguenza dalle otto di sera alle otto di mattina siamo costretti a rimanere al buio, con solo la luce della tv e quella di una piccolissima luce notturna, che sembra di stare al cimitero. Tutto ciò ci impedisce anche di leggere un libro o di scrivere una lettera. Allora io mi domando sono stato condannato alla detenzione o anche al buio? Nonostante le nostre condizioni di vita speriamo che il Governo si decida a varare provvedimenti urgenti ma soprattutto efficaci e non si limiti ad insistere solo sulla costruzione di nuove carceri, soluzione che si dimostrerà un buco nell’acqua. Penso che sia meglio spendere i soldi pubblici per aiutare i terremotati in Abruzzo o per chi ha perso la casa sotto a una frana. Andrea dal carcere di Secondigliano
NOI MALATI NEL CARCERE DI PADOVACaro Arena, ti scrivo, anche da parte di un gruppo di detenuti, dall’infermeria del carcere Due Palazzi di Padova. Prima di tutto devi sapere che noi detenuti dell’infermeria soffriamo delle più diverse patologie. Tra di noi infatti c’è chi è cardiopatico, chi è malato di fegato, come c’è chi ha gravi patologie mentali. Si tratta di detenuti a rischio di suicidio che vengono guardati a vita. Ora il punto è che di giorno c’è in effetti un agente che sta seduto davanti a quei detenuti e li sorveglia, mentre di notte no. Allora io mi domando: che sorveglianza è questa? Il fatto è che noi dovremo essere detenuti in un luogo per essere curati ed invece siamo portati verso l’esasperazione. Qui infatti non riceviamo un adeguata cura da parte dei medici ed anche gli operatori del carcere ci ignorano. Un trattamento che porta molti verso la disperazione. L’altro giorno un ragazzo che si chiama Càmel ha cercato di uccidersi tagliandosi la gola e siamo stati noi a dare l’allarme perché altrimenti sarebbe morto. Oppure è successo che un altro ragazzo, che si chiama Santino, si è tagliato le vene sempre per la disperazione. Insomma caro Arena, qui siamo davvero in un inferno. Ovvero in un luogo dove la pena di morte è di fatto autorizzata. Un caro saluto Giuseppe dal carcere 2 Palazzi di Padova
IL DEGRADO DI POGGIOREALECiao Riccardo, siamo tutti detenuti nel padiglione Napoli del carcere di Pggioreale, un carcere che sta diventando un vero e proprio inferno. Pensa che in una celletta grande appena 4 mq ci dobbiamo vivere in 8 persone. Qui dentro, oltre alla sporcizia, non abbiamo nulla, nulla neanche l’acqua calda per lavarci, figurati il resto! Il bagno è uno solo ed è piccolissimo e, visto che in cella siamo in 8 persone, siamo costretti a fare la fila per fare i bisogni. Allo stesso tempo non abbiamo spazio sufficiente per muoverci in cella tutti contemporaneamente. Così ci muoviamo a turno: se c’è qualcuno in piedi, altri devono restare sdraiati sulle brande. Ti assicuriamo che non è facile vivere così, anche perché noi in questa piccola cella sovraffollata ci rimaniamo chiusi per 22 ore al giorno. A Poggioreale le nostre giornate sono cadenzate, non dal lavoro, ma dal fatto che per ben 3 volte al giorno gli agenti entrano in cella e ci contano. Il bello è che se al momento della conta qualcuno di noi sta in bagno, viene punito e a volte anche maltrattato. Un trattamento severo e ingiusto che ci tocca anche se qualcuno di noi chiede un medico perché sta male, renditi conto! Grazie per quello che fate, Francesco, Antonio, Domenico, Luca, Totore, Ciro e Felice Un gruppo di detenuti dal carcere Poggioreale di Napoli
NOI MALATI NEL CARCERE DI OPERACaro Arena, Ti scrivo, anche a nome dei miei compagni, per farvi sapere quello che succede nel centro clinico del carcere di Opera.Qui dentro c’è di tutto. Persone senza gambe, altre ormai destinate alla morte, persone paralizzate, chi ha il cuore malato o chi passa le giornate sul letto e vive nella speranza di ricevere un trapianto. Il fatto è che noi detenuti del centro clinico viviamo in condizioni schifose. Spesso manca l’acqua calda e nelle celle il riscaldamento non c’è. Inoltre le nostre celle sono sporche e manca la benché minima igiene.Anche i materassi dove dormiamo sono vecchi e sporchi e le lenzuola sono macchiate di sangue o bucate. I medici praticamente ci ripetono a tutti la stessa frase: “la sua situazione è stabile”, ma la verità è che noi veniamo lasciati abbandonati in queste cellette e non ci rimane che aspettare la morte.I nostri familiari hanno denunciato tutto questo, ma la magistratura di sorveglianza non fa nulla. Vi dico che molti di noi potrebbero ottenere misure alternative o la detenzione domiciliare, ma ogni istanza viene rigettata. Queste sono solo alcuni aspetti del centro clinico del carcere di Opera e ce sarebbero tanti altri da raccontare.Grazie per aver fatto conoscere anche la nostra voce Antonio e 12 detenuti dal centro clinico del carcere Opera di Milano
ALL’UCCIARDONE, IN 13 DENTRO UNA CELLACara Radiocarcere, ti informiamo che qui all’Ucciardone siamo costretti a vivere in 12 o 13 detenuti dentro una cella. Una cella sporca e dove manca di tutto.Pensa che non abbiamo neanche l’acqua calda per lavarci, figuratevi il resto. Qui è inutile che noi facciamo richieste perché intanto non ci ascolta nessuno. Nelle celle siamo tutti mischiati, tra chi è sano e chi è malato. Addirittura ci sono ragazzi sieropositivi messi in cella con persone sane, il che ci crea non poche preoccupazioni per la nostra salute. Inoltre molti di noi sono tossicodipendenti, ma non veniamo curati né mandati in una comunità di recupero. Questa situazione crea parecchi disagi psicologici, non a caso un ragazzo tossicodipendente è morto 3 settimane fa, mentre un altro si è impiccato poco fa. Morti che potevano essere evitate anche con una maggiore sorveglianza. Infatti c’è solo un agente che deve sorvegliare tutti i 4 piani dell’Ucciardone. Per non parlare poi di quei detenuti che, magari appena arrestati sono costretti a dormire per terra e senza cuscino. L’igiene è qui sconosciuta, la sporcizia è ovunque e molti di noi hanno la scabbia e pure la rogna.Insomma siamo abbandonati a noi stessi e lasciati nella più buia disperazione. Ti salutiamo: Giulio, Enrico, Massimo, Piero, Vincenzo, Carmelo, Nicola, Francesco, Simone e FeliceCon tanta stima 12 persone dal carcere l’ Ucciardone di Palermo
NOI DONNE DETENUTE A BENEVENTOCaro Riccardo, siamo delle donne detenute e ti scriviamo per metterti al corrente delle nostre condizioni di vita qui nel carcere di Benevento.Prima di tutto devi sapere che noi donne detenute siamo costrette a vivere in 6 all’interno di una piccola cella. Una condizione detentiva quindi i cui disagi si possono ben capire.Inoltre non veniamo adeguatamente curate. Molte di noi stanno male, ma qui regna la regola per cui soltanto chi ha soldi si può comprare le medicine mentre le altre no.Gli agenti di polizia penitenziaria non sono certo delle lavoratrici. Infatti ogni volta che le chiamiamo ci rispondono di aspettare un attimo…un attimo che può durare 20 muniti se non di più.Considera che in carcere queste attese possono costare caro. Ricordiamo il caso di una donna morta per infarto poco fa. Gli agenti si sono accorti che era morta troppo tardi e non hanno potuto fare altro che spostarla dalla branda alla bara.Insomma viviamo in una costante stato di paura e non sappiamo mai come muoverci perché loro ci fanno sempre sentire in colpa.Per quanto riguarda l’igiene, sappi che in cella noi donne non abbiamo neanche il bidè e spesso non possiamo neanche farci la doccia perché manca l’acqua calda. Vogliamo solo pagare con dignità i nostri errori, ma ora siamo davvero esasperate.Grazie per pubblicato la nostra lettera Stefania, Anna e Laura dal carcere di Benevento
LA GALERA DI BUSTO ARSIZIOCarissimo Arena, anche nel carcere di Busto Arsizio si sente forte la piaga del sovraffollamento.Il carcere infatti potrebbe ospitare 150 detenuti ma oggi siamo più di 450. Il risultato è che in una cella minuscola siamo costretti a viverci in tre persone. Inoltre il sovraffollamento presente nel carcere di Busto Arsizio determina il collasso di tutti i servizi essenziali, dal diritto alle cure mediche, alla scarsezza del mangiare, per non parlare dell’assenza di educatori o assistenti sociali. Ti volevamo inoltre segnalare la grave situazione che sta vivendo il nostro compagno di cella che si chiama Agostino. Agostino infatti ha 66 anni ed ha già scontato otto anni sette mesi e venti giorni della condanna complessiva di 10 anni. Il fatto è che Agostino è gravemente malato di cuore e a maggio ha addirittura avuto un infarto in cella. Dopo l’infarto Agostino è rimasto per qualche giorno in ospedale ma poi è stato di nuovo riportato in cella. Visto il suo grave stato di salute, Agostino ha chiesto la detenzione domiciliare, ma il tribunale di sorveglianza di Milano ha rigettato l’istanza affermando che Agostino può essere curato in carcere. Una decisione che si commenta da sé.Grazie per quello che fate Andrea e Giuseppe dalla prima sezione del carcere di Busto Arsizio
LA DEGRADATA GALERA DI AGRIGENTOCaro Arena, abbiamo letto con piacere quanto hai scritto l’altra settimana sulla pagina di Radiocarcere del Riformista in merito al carcere di Agrigento. E’ tutto vero! Infatti siamo costretti a vivere in tre detenuti dentro celle chiamate cubicoli, fatte per ospitare solo un detenuto e grandi appena 6 mq. Celle non solo piccole, ma anche rovinate. Appena fuori piove, acqua dal soffitto, mentre le altre sono invase da infiltrazioni causate dalla rottura delle tubazioni. Anche il diritto alla salute qui è a rischio. Mancano le medicine e una adeguata assistenza sanitaria. Per il resto siamo abbandonati a noi stessi, senza lavoro e senza un supporto psicologico. Non a caso qui spesso ci sono tentativi di suicidio, altri sniffano il gas dalle bombolette ed altri ancora si tagliano le braccia. Sappi che anche che noi del carcere di Agrigento abbiamo protestato pacificamente contro le nostre precarie condizioni di vita. Il bello è che in tutto questo la magistratura di sorveglianza non fa che ignorarci. Io ad esempio ho quasi finito di scontare la mia pena di otto anni, ho trovato un lavoro all’esterno, ma ciò nonostante non riesco ad ottenere una misura alternativa. Ringrazio Il Riformista e te che ci date modo di far sentire la nostra voce. Giuseppe dal carcere di Agrigento
LA NOSTRA VITA AL MARASSI DI GENOVACaro Riccardo, siamo otto detenuti del carcere Marassi di Genova. Otto drtenuti che dividono la stessa piccola cella. Una cella dove per muoverci ognuno di noi ha a disposizione solo 90 centimetri. E’ dentro questo piccolo spazio che noi mangiamo, dormiamo, scriviamo e ci laviamo. Qui è tutto vecchio e rovinato. I materassi sono scaduti da 20 anni, e sia le brande che gli armadietti sono pieni di ruggine. La nostra cella è anche molto buia.Iinfatti le finestre sono piccole e, oltre alle sbarre, sono ricoperte da una fitta rete metallica che impedisce l’ingresso della luce del sole, tanto che molti di noi hanno seri problemi alla vista. Come se non bastasse soffriamo anche un gran freddo. Infatti il riscaldamento, pur essendoci, non viene mai acceso e forse pensano che sia inutile visto che, essendo in 8 in cella, ci posiamo riscaldare con i nostri respiri!Il vitto poi è immangiabile. Ti diciamo lo che per farci fare colazione, pranzo e cena, il carcere spende solo 3 euro e 40 centesimi a testa. Se poi un detenuto si sente male, lo può fare solo dalle 7.30 alle 8 del martedì, giovedì e sabato, perché negli altri giorni e alle altre ore non c’è nessuno.Insomma qui l’unica cosa che funziona è l’inserimento verso la depressione. 8 persone detenute nel carcere Marassi di Genova
IO, INTERNATO A SULMONACaro Riccardo, sono internato nel carcere di Sulmona. Sono uno dei tanti che si trova qui perché sottoposto a misura di sicurezza detentiva. Secondo la legge dovremo lavorare, ma invece siamo costretti a stare sempre in cella, come gli altri detenuti. Di fatto viviamo in tre persone dentro una cella di soli 6 mq e ti assicuro che non è facile vivere per 22 ore così. Qui a Sulmona molti sono indotti alla disperazione, qualcuno tenta il suicidio e altri purtroppo ci riescono. Così come è accaduto la notte tra il 7 e l’8 gennaio quando si è impiccato un ragazzo di 28 anni, che era internato come me. Dopo poche ore anche un altro internato ha cercato di uccidersi, prima tagliandosi le vene e poi impiccandosi, ma per fortuna è stato salvato dai compagni di cella. Qualche giorno fa un detenuto ha poi tentato di impiccarsi, dandosi anche fuoco e un altro ancora ha tentato di uccidersi impiccandosi con i lacci delle scarpe. Il tutto nel giro di 48 ore. Insomma la situazione a Sulmona è sempre più tesa e ne vedo tanti di ragazzi pronti a farla finita. D’altra parte sopravvivere qui basta poco per lasciarsi andare. Pensa che io, dopo aver scontato ben 17 anni di carcere, sono stato portato a Sulmona da internato. Una pena senza condanna e senza una fine che mi sta facendo impazzire. Mimmo dal carcere di Sulmona
A UDINE ANCHE IL RIFORMISTA CI VIENE NEGATOCaro Arena, anche a Udine viviamo malissimo a causa del sovraffollamento. Infatti il carcere di Udine è fatto solo per circa 100 detenuti mentre oggi ci viviamo ammassati in più di 230 persone. Nelle celle non c’è più posto, tanto che ora stanno mettendo i detenuti appena arrestati dentro luoghi che celle non sono. Pensa poi che il medico di notte non c’è e se qualcuno di noi sta male, come è capitato, non manca anche un infermiere che possa soccorrerlo. Per quanto riguarda la magistratura di sorveglianza devi sapere che qui a Udine c’è una media di 12 detenuti al mese che chiede misure alternative. Bè dall’inizio del 2009 solo 5 persone hanno ottenuto l’affidamento, ovvero meno del 5%, mentre altri no.Per il resto siamo costretti a restare sempre chiusi in cella. Il lavoro qui non esiste e su 230 detenuti lavorano solo 6 persone. A Udine anche Il Riformista ci viene negato, nonostante le nostre ripetute richieste, ma noi vi riusciamo a leggere grazie ai nostri familiari che ci portano il giornale qui. Sappiate che anche noi detenuti di Udine abbiamo organizzato una protesta pacifica non per chiedere impunità, ma il rispetto della dignità e di quanto è previsto dalla legge.Arena, grazie per quello che fai. Fabio e altri 151 detenuti dal carcere di Udine
IO DROGATO E SENA CURECaro Arena, sono un detenuto tossicodipendente. Devi sapere che prima mi trovavo nel carcere di Busto Arsizio dove ero ristretto in una sezione per tossicodipendenti. Li seguivo un programma di recupero e stavo quasi per ottenere la possibilità di scontare la mia condanna in una comunità terapeutica. Invece all’improvviso sono stato trasferito qui nel carcere di Prato. Sono lontano dalla mia famiglia e soprattutto non vengo più seguito per i miei problemi di tossicodipendenza. In altre parole con un semplice trasferimento hanno cancellato la mia speranza di essere curato.Per quanto riguarda il carcere di Prato considera che potrebbe ospitare 300 detenuti mentre oggi siamo arrivati al limite di 800 persone. Un sovraffollamento che getta il carcere di Prato nel caos. Siamo ammucchiati in piccole celle, il freddo ci spezza le ossa in quanto il riscaldamento non funziona bene e spesso manca l’acqua in cella. Il che ci crea gravissimi problemi igienici, basti pensare che non possiamo scaricare il cesso della cella, cesso che rimane pieno di merda e piscio. Una carenza di acqua che incide anche sull’igiene delle cucine e dei carrelli con cui ci viene portato il vitto. Senza acqua tutto rimane sporco perché non lavato.Vi informo che anche per questo a giorni inizierò lo sciopero della fame e vi ringrazio per quello che fate. Michele dal carcere di Prato
LA NOSTRA CELLA DI ARIANO IRPINOCiao Riccardo, ho 23 anni e ti scrivo per far sentire anche la mia voce in modo che si sappia come siamo costretti a vivere qui dentro. Ti dico subito che in cella siamo in 7 detenuti. 7 detenuti costretti a dividere lo stesso spazio vitale che è di pochi metri quadri. Il bagno in cella ovviamente è soltanto uno e come se non bastasse spesso manca l’acqua calda.Inoltre in cella fa un freddo cane in quanto le finestre non si chiudono in modo corretto e la cella è invasa da spifferi gelati. Anche il cibo qui lascia a desiderare. Infatti non solo è poco e cattivo, ma addirittura spesso ci troviamo dentro capelli e scarafaggi.Caro Riccardo, per farti capire l’aria che si respira qui ti dico solo che l’altro giorno l’ennesimo ragazzo per disperazione si è tagliato le braccia e a causa del ritardo nei soccorsi stava addirittura morendo dissanguato. Ti rendi conto?I cittadini hanno ragione: dobbiamo pagare le nostre colpe, ma non trovo giusto pagarle in questo modo ovvero trattati come bestie chiuse in gabbia.Sappi che tra pochi giorni inizieremo lo sciopero della fame e la battitura, sperando che il Ministro della Giustizia Alfano intervenga a fronte dell’emergenza nelle carceri.Ti saluto con un messaggio: non ci arrenderemo mai perché non possiamo più vivere così. Aniello dal carcere di Ariano Irpino
La nostra vita nella colonia agricola di IsiliCarissimo Riccardo siamo 15 detenuti e ti scriviamo da una cella del carcere di Isili, ovvero un carcere che sperduto tra i monti della Sardegna.Ti volevamo informare che anche qui c’è tanto sovraffollamento. Nel carcere di Isili dovremo essere 150 detenuti ed invece siamo più di 250. La conseguenza è che in alcune celle siamo in 15 detenuti ed in altre siamo addirittura in 17 detenuti.Inoltre qui c’è molta severità. La polizia penitenziaria non ci permette neanche di lamentarci e di chiedere il rispetto dei nostri diritti. Ci minacciano con rapporti disciplinari e altre volte usano addirittura le mani.Inoltre considera che il carcere di Isili è a 700 metri di altezza e fa molto freddo, ma ancora oggi nel mese di gennaio non hanno acceso i riscaldamenti e noi stiamo letteralmente gelando! Le docce poi sono sporche e fatiscenti, i vetri delle finestre delle nostre celle sono rotti o pieni di spifferi e noi siamo quasi tutti influenzati o raffreddati.Vorremo fare un appello a tutti i detenuti d’ItaliaAiutiamo tutti insieme i Radicali che sono gli unici che si battono per i nostri diritti. Facciamo proteste non violente, scioperi della fame, battiture delle sbarre ma facciamo qualcosa per aiutare i Radicali che si stanno facendo in quattro per noi detenuti e ricordatevi l’unione fa la forza.Ciao Riccardo e W Radicarcere! 15 detenuti della colonia agricola di IsiliDetenuti senza speranza nel carcere di FoggiaCarissimo Arena, la situazione qui nel carcere di Foggia è davvero a rischio. Pensa che qui ci potrebbero stare solo 300 persone, mentre oggi ce ne sono rinchiuse ben 750.Un sovraffollamento mai visto che ci costringe a vivere in modo disumano. Non a caso in celle piccolissime ci dobbiamo vivere in 5 detenuti, 5 detenuti costretti a restare chiusi in cella per più di 22 ore al giorno. Ti assicuro che è davvero dura vivere così.Anche gli agenti della polizia penitenziaria subiscono il caos che c’è nel carcere di Foggia. Infatti sono costretti a fare turni massacranti perché manca il personale.Il fatto è che il Governo deve prendere subito un provvedimento, pensa che qui ci sono persone arrestate per stupidaggini che stanno in carcere solo per 2 o 3 mesi. Ma io domando: perché non li mettono ai domiciliari?Io sono da 3 anni in carcere e potrei avere una misura alternativa anche perchè fuori ho trovato un lavoro, eppure resto in carcere e questo non mi sembra giusto. Riccardo, scusa se ti chiedo di rimanere anonimo..ma ho tanta paura. Ciao e ringrazia il Riformista per RadiocarcereUna persona detenuta nel carcere di Foggia
LA GALERA DI TREVISOCaro Arena, siamo tre detenuti del carcere di Treviso, tre detenuti che dividono la stessa piccola cella. Una cella non più grande di 6 mq, bagno compreso. Si tratta di una cella non solo piccola, ma anche molto rovinata. I muri infatti si sbriciolano solo a toccarli e il pavimento è in cemento grezzo che praticamente è impossibile da tenerlo pulito per quanta polvere c’è. Il bagno è piccolissimo e dentro c’è solo una tazza alla turca, senza bidè e un lavandino. Lavandino che quindi dobbiamo usare sia per la pulizia personale che per lavarci i vestiti. Dentro la cella dove viviamo, c’è molta umidità e soprattutto moriamo dal freddo. Infatti i termosifoni li accendono solo per due ore al giorno e a noi praticamente ci sembra di vivere in una grotta. Pensa che viviamo 24 ore su 24 sempre vestiti per proteggerci dal freddo. Abbiamo paura di prenderci un raffreddore, anche perché qui non ci sono neanche delle aspirine. Qui nel carcere di Trento non abbiamo nulla, né beni necessari come la carta igienica né l’assistenza degli educatori. Per il resto vi diciamo solo che due mesi fa qui è morto un detenuto. Era notte, si è sentito male e nessuno lo ha soccorso. Così si muore in carcere. Nell’indifferenza! Non chiediamo impunità, chiediamo solo di scontare la nostra pena in modo giusto e non come degli animali chiusi in gabbia Ramon, Roberto e Cristian dal carcere di Treviso
I PESTAGGI A TERAMOCara Radiocarcere, vi scrivo per informarvi su dei nuovi particolari relativi a quel detenuto picchiato nel carcere di Teramo. Pestaggio reso noto dalla famosa registrazione del comandante degli agenti. Prima di tutto qui in carcere si dice che l’agente che ha picchiato il detenuto ha dichiarato di essere stato a sua volta aggredito e poi si è preso un lungo periodo di ferie. L’agente avrebbe dichiarato di aver subito diverse lesioni, cosa strana visto che il detenuto picchiato è molto magro ed esile di costituzione. Il fatto è che il giorno in cui quel detenuto è stato picchiato circa dieci detenuti hanno visto tutto, ma per ovvie ragioni hanno preferito non parlare. Ora però io ho visto quel detenuto in infermeria. Ed ho visto con i miei occhi il segno degli anfibi sulla sua schiena e le costole inclinate di quel povero disgraziato. Ma ciò nonostante il comandante degli agenti ha dichiarato la sua innocenza e ha parlato di un malinteso. Davvero incredibile! Comunque sia sappi che qui nel carcere di Teramo stanno uscendo altre storie di violenza analoghe il che non è molto tranquillizzante. Per il resto nel carcere di Teramo siamo sempre più sovraffollati. Le celle sono strapiene e, chi è meno fortunato, è costretto a dormire per terra all’interno di stanze che non sono nemmeno delle celle. Una forte stretta di mano. Lorenzo dal carcere di Teramo
NON VOGLIO MORIRE IN CARCERECara Radiocarcere, mi chiamo Ben Saad, sono tunisino ed ho 47 anni. Vi scrivo dal carcere San Vittor di Mialno dove sono detenuto per scontare una pena di 4 anni e 3 mesi. Pena che ho quasi finito espiare, visto che ho già passato in carcere più di 3 anni. La mia liberazione infatti è prevista per giugno 2010.Vi scrivo perché sono gravemente malato e il mio stato di salute è diventato col passare del tempo incompatibile con il carcere.Come potete leggere dal certificato medico che vi allego, soffro infatti di una forma grave di diabete e di una cardiopatia ischemica. Insomma sono affetto da due malattie che insieme rischiano di farmi morire in carcere.Infatti, come hanno detto anche i medici di San Vittore, queste due malattie mi espongono al rischio di subire attacchi cardiaci e ictus. Eventualità che il carcere di certo non è adatto ad affrontare nei tempi necessari. Senza parlare del diabete che, non curato adeguatamente, mi può far diventare anche cieco, per non pensare di peggio!Chiedo solo di essere curato in un luogo adatto. Chiedo solo, dovendo scontare ancora solo pochi mesi, di non essere lasciato a morire dentro al carcere. Non credo di chiedere tanto e spero che qualcuno mi aiuti.Grazie per tutto quello che fate. Ben Saad dal carcere San Vittore di Milano PICCOLO TUOR ALL’UCCIARDONE DI PALERMOCaro Arena, ti scriviamo dall’Ucciardone, un carcere dal nome nefasto simile a Uccisione!Devi sapere che appena si viene portati all’Ucciardone un detenuto viene lasciato chiuso per 6 ed anche 8 ore dentro quello che chiamiamo il canile. Ovvero una celletta per cani grande appena un metro per 2. Ti lasciano lì al freddo d’inverno ao la caldo d’estate. Dopo questo bel trattamento ti portano nella cella di transito. Un vero incubo. Lì ti mettono in cella con chi è malato di mente o con chi ha l’aids. Una cosa allucinante.Dopo qualche settimana o qualche mese, ti portano finalmente nella tua cella. Tu ti dici il peggio è passato! E invece no. L’inferno vero all’Ucciardone inizia lì. Ti mettono in una cella grande come una cucina delle nostre umili case insieme ad altri 10 o 12 detenuti. Senza armadietti, e con sgabelli e tavoli fatiscenti.Alla finestra non c’è il vetro, ma una specie di pezzo di plastica. I muri scrostati dall’umidità fanno da cornice al tutto e appena abbassi lo sguardo vedi gironzolare un topo e una miriade di scarafaggi.In poche parole qui all’Ucciardone per noi non c’è nulla. Ci fanno fare domandine per tutto, ma poi non otteniamo mai niente. Praticamente non esistiamo.Alla prossima! Ettore, Antonello e Antonio dal carcere dell’Ucciardone
IO STRANIERO, SENZA EURO PER L’ESPULSIONECaro Arena, sono un cittadino moldavo e sono stato arrestato a maggio di quest’anno per un tentativo di furto. Pena da scontare: 1 anni e 4 mesi, di conseguenza il mio fine pena sarà il 22 settembre 2010. Siccome devo scontare una pena inferiore ai 2 anni, secondo la legge italiana ora io dovrei essere rimpatriato. Ed infatti il 7 agosto del 2009 il magistrato di sorveglianza di Padova ha emesso il mio ordine di espulsione. Sembrava tutto pronto quanto è sorto un problema. Il biglietto aereo per la Moldavia costa 300 euro, somma di cui io non dispongo, e quelli della Questura mi hanno detto che se io avessi avuto quella somma sarei partito subito. Mi hanno anche spiegato che loro non hanno 300 euro da spendere e di conseguenza sarei rimasto in carcere a scontare la mia breve pena. La mia è solo una delle tante storie assurde di stranieri detenuti che non riescono ad essere espulsi dall’Italia. Ora visto che io da detenuto costo allo Stato italiano ben 200 euro al giorno non capisco come mai abbiano deciso di non pagare 300 euro per mandarmi via. Infatti se mi faranno scontare la pena per interno lo Stato Italiano pagherà, per mantenermi in carcere, ben 74 mila euro e non certo solo 300 euro! Ti saluto con tanta stima Jon dal carcere 2 Palazzi di Padova
A CAGLIARI SI MUORE COSI’Caro Riccardo, vivo in una cella non più grande di 3 mq con un altro detenuto. Siamo tutte e due cardiopatici. Qui caro Riccardo siamo isolati dal mondo. Pur essendo malati non veniamo curati in modo adeguato. Ti dico solo che qualche giorno fa qui è morto un detenuto che aveva 73 anni. Era un povero cristo detenuto nella cella 76 del secondo piano del braccio sinistro. Quel vecchietto si è sentito male alle ore 12. Alle ore 16 era lì morto, solo come un cane e.. neppure un lenzuolo gli hanno messo per coprirlo. In questo modo io l’ho visto, guardando dallo spioncino della mia cella. Quel vecchietto aveva addosso solo le mutande e con quel corpicino smagrito , sembrava un uccellino caduto dal nido. Infarto: dicono che sia morto così. Ma nessuno qui dentro si chiede se qual vecchietto sia stato soccorso. Nessuno si chiede perché quel vecchietto stava in carcere. Ma non solo. Devi sapere che un mese fa ho assistito a un vero pestaggio. Un detenuto infatti è stato prelevato dalla sua cella ed è stato malmenato da 5 agenti e da un ispettore. Io vedendo quanto accadeva ho gridato tanto dicendo che un detenuto non si picchia. Bè di tutta risposta sono stato azzittito dicendomi: fatti i cazzi tuoi! Ti saluto con tanta stima Domenico dal carcere Buon Cammino di Cagliari
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