Giovedì, 9 settembre 2010

NON SONO IN CARCERE MA...
Ciao Riccardo non sò se mai pubblicherai la mia mail , io sono una ragazza che vive una vita fuori dal carcere, ma dentro schemi che non sono così tanto diversi.
Mi rendo conto leggendo alcune lettere del tuo sito che c'è c'è tanta indifferenza e la cosa che più mi spaventa è la disperazione di queste persone che non hanno più nulla su cui sperare .
Io dal di fuori vedo tanta riluttanza e  gente comune come me che non lotta per i diritti ,che questo governo incurante soffoca. Ci stanno togliendo la dignità ,non ci sono più parole ,bisogna agire ma purtroppo mi rendo conto che noi italiani non siamo uniti .
                                    Gloria
A REBIBBIA: UN AGENTE E UNA DETENUA SUICIDI
Caro Direttore,
una parola su un fatto di cronaca molto recente.
Morire di carcere, nei nostri istituti di pena puntualmente in corrispondenza dell'estate si verificano casi di suicidio che coinvolgono detenuti. Pochi giorni fa a Rebibbia è stato un giorno tragico: a poche ore di distanza l'uno dall'altro un ispettore si è tolto la vita con la propria pistola d'ordinanza mentre, al Femminile, una giovane slovena di 32 anni, arrestata da pochi giorni, si è impiccata nella propria cella.
Dalle carceri sale un grido di dolore che merita di essere ascoltato...ecco cosa mi scrive, affinché lo renda pubblico, una detenuta di Rebibbia, in relazione al suicidio di questa slovena:
"Una persona quando entra in carcere deve parlare con la psicologa nello stesso giorno che entra. Poi è la psicologa che decide se la detenuta deve stare in isolamento o alla prima accoglienza (che significa: è meno sola e l'impatto col carcere è più facile da sopportare). Questa ragazza ieri sera alle 1:00 di notte si è impiccata ed è morta. Questa cosa è successa, purtroppo, per l'indifferenza di chi dovrebbe seguirci ed ascoltarci. Gli agenti dovrebbero guardarci ogni 10 minuti per vedere se stiamo bene, ma ci sono delle volte che passano solo due volte in tutta la notte e basta, vanno in uno stanzino a piano terra, li sentiamo come ridono e scherzano. Se una di noi suona il campanello loro dovrebbero venire per vedere se tutto va bene, invece aspettano un ora, poi ci risp!
 ondono anche male se gli chiediamo di chiamare l'infermiere. A quell'ora non gli importa se uno può morire o se si sente male, loro non ci credono mai!
Noi, le detenute, siamo stanche di sentire come le persone muoiono e non riescono mai ad essere salvate solo perché è troppo tardi".
Solo di fronte a questi episodi,per un istante, si alza il velo sulla situazione di estremo degrado, solitudine e disagio in cui versano migliaia di esseri umani che, seppur rei di qualcosa, hanno diritto ad un trattamento civile e consono ai valori democratici in cui crediamo". Perché le carceri non continuino ad essere autentici gironi infernali dove un umanità sofferente è ammassata senza rispetto, spogliata della dignità personale; perché, in un periodo come quello attuale in cui si fa un gran parlare di sicurezza e giustizia, il dibattito pubblico ed il Legislatore non dimentichi le esigenze di recupero e di vita anche di chi ha sbagliato, bisogna riflettere su questi episodi e farne tesoro perché non succedano più.
Tante, troppe morti inutili che, forse, con un po' più di sensibilità istituzionale possono essere evitate.

  
LO SCANDALO DI POGGIOREALE  
Salve mi chiamo Giuseppe
e sono della provincia di napoli, dopo un iter che non sto qua a raccontare per non dilungare troppo questa mia missiva, in data 2/luglio/2008 veniva tradotto nel carcere di poggioreale un mio cugino per scontare una pena di 2 anni 8 mesi e 20 giorni, siccome e la prima volta che capita in famiglia il lunedi avendo bisogno di informazioni mi reco presso il suddetto carcere per chiedere dove sia stato ubicato il mio parente e come poter fargli recapitare qualcosa di soldi, ebbene cari signori le guardie all'ingresso non mi facevano entrare con la seguente frase "per entrare ci vuole il documento e il pantalone lungo" ed io che in periodo estivo avevo indossato il jeans corto, alla mia ribattuta "io devo solo chiedere informazioni" la guardia mi ghuarda in cagnesco e mi ripete a voce piu alta "per entrare ci vuole il pantalone lungo e basta" ora mi chiedo io siamo nella epoca in cui anche le spose sono ammesse in chiesa con la gonna corta, siamo nell'epoca in cui le gente entr!
 a in chiesa con il pantalone corto.......e come e possibile che nel carcere di poggioreale
le persone che hanno bisogno solo di una semplice informazione si debbano ancora vestire in stile medioevo. premetto che sono sposato e non ho nessun gusto strano in fatto sessuale e qundi non sono un uomo che poteva dar adito a dubbi eppure non sono entrato perche avevo i pantaloni corti....ma siamo nel 2008 o nel medioevo, per dovere di cronaca, sono riuscito ad avere un numero di telefono interno del carcere e la persona "cortesissima" che mi ha risposto al telefono si e anche lui meravigliato di questa situazione a dir poco assurda
 

  
LETTERA PER DORIA AMTTEI  
Caro Direttore,
sono un amico di Doina Matei, la ventitreenne ragazza rumena condannata a 16 anni di reclusione per l'omicidio di Vanessa Russo dell'aprile del 2007 nella metro di Roma e, attualmente, detenuta nel carcere femminile di Rebibbia.
Sono in contatto con lei da parecchio tempo e posso testimoniare di una ragazza  distrutta e la cui condizione psicologica va progressivamente peggiorando. Al pari di molte altre straniere nelle sue condizioni soffre con maggior rigore il regime carcerario: i contatti con la sua famiglia sono ridotti al minimo, ad una telefonata di 10 minuti a settimana e a qualche rarissima visita che, ogni volta, diventa un impresa dal punto di vista economico e logistico.
Doina si trova in una condizione di estrema indigenza, inviando tutto lo stipendio (poche centinaia di euro) a casa per il mantenimento dei figli , e riesce a tirare avanti solo grazie all'aiuto delle compagne.
Ma non è questo il suo problema principale, quello che le toglie il respiro condannandola ad una pena accessoria fatta di perenne ansia, timore ed agitazione, è la mancanza dei figli. A più di un anno di distanza dal suo arresto non è riuscita a rivedere nemmeno il bimbo più grande, di 7 anni, a causa di problemi di ordine burocratico in Romania: l'assiduo e dispendioso impegno della sorella per regalarle questo piccolo sogno si scontra con mille cavilli, mille lentezze amministrative  nel rilascio dei documenti necessari che non le permettono di soddisfare questo naturale sentimento materno.
E Doina si sente ancora, come si è sempre sentita, una mamma: incinta a 15 anni, nuovamente a 17, senza l'aiuto di nessuno e nella miseria più nera, ha scelto di portare avanti le gravidanze e, successivamente, di prostituirsi in Italia per garantire ai suoi figli un minimo di benessere, di serenità, quell'infanzia tranquilla che lei non ha mai avuto.
Da un anno, però, sente che è tutto finito: stritolata nel tritacarne della polemica mediatica di quei giorni, ne è uscito un quadro personale devastante: mostro, killer, avida prostituta rumena, sono solo alcuni degli epiteti negativi affibbiatigli e rimastigli appiccicati addosso; a differenza di molti altri casi che hanno suscitato l'interesse dell'opinione pubblica (Cogne, Garlasco, Perugia, ecc.) nessuno ha speso una parola in sua difesa, nessuno dei suoi congiunti ha tentato di spiegare la sua verità, le sue ragioni, i suoi sentimenti.
Ora che non è più interessante per la stampa e le tv ed è sceso il silenzio su di lei rimane una condanna pesantissima e sproporzionata al reato contestatogli (a fronte di una media di 8 anni per il preterintenzionale, le è stato comminato il doppio, per giunta all'interno di un rito abbreviato).
Rimane un grave pregiudizio alla concessione delle attenuanti generiche: a nulla è valso il suo essere incensurata, giovanissima, madre, disagiata e sola, a bilanciare la confusione indotta dai media e la sua inevitabile influenza..
Rimane la sofferenza interiore e profonda, intima e non strillata, per una vita che se ne è andata, per una ragazza, giovane come lei, che ha imparato ad amare, che è divenuta la sua amica più cara e il cui ricordo mai l'abbandonerà.
Rimane la frustrazione per non essere riuscita a spiegarsi, a dire ciò che sente, a ribaltare quello stereotipo di persona fredda e feroce che le hanno cucito addosso.
Rimane la frustrazione per la sua maternità negata, per tanti sacrifici personali fatti solo per i suoi figli ed ora ridotti a nulla, vanificati e disprezzati: addirittura, il desiderio, sempre manifestato, di ricongiungersi ai figli è stato considerato un elemento ulteriore a sostegno della custodia cautelare in carcere, in relazione al pericolo di fuga..
Rimane la consapevolezza di un conto da saldare, di una pena da espiare con coraggio, il desiderio di cambiare e ricostruire la propria vita, di fare un percorso in memoria di Vanessa, ma anche il timore di non farcela, di non resistere di fronte alla lontananza dei figli, al pregiudizio e l'ostilità di tante persone, di fronte a tanti diritti negati.
Forse la mia amica, Doina, non è stata la persona migliore del mondo e, forse, non lo sarà anche nel futuro ma di fronte allo spettacolo di boss pluriomicidi scarcerati per decorrenza dei termini, di imputati per delitti aberranti in libertà, di leggi ad personam, forse...forse anche Doina merita un po' di rispetto.
Cordiali saluti
  

  
NOTIZIE SU FAVIGNANA? 
Salve, sono un giornalista E sto conducendo un'inchiesta su quell'orrore del carcere di Favignana. Mi servirebbero informazioni e contatti. Potete aiutarmi? Grazie, Roberto

  
Sono un neo laureato che da poco ha iniziato a frequentare il tribunale.Sento sempre gli avvoacti lamentarsi delle intercettazioni e delle misure cautelari. Dicono che i giudici non applicano la normativa, che la custodia cautelare viene emessa senza che vi siano l'esigenze che le intercettazioni vengono disposte e rinnovate senza nessun controllo.
   Leggo i giornali e   tranne che su radio carcere non trovo cenno a questi problemi.

Giulio Nascimbeni

             

Mi chiamo Nadia e se vi scrivo oggi è perchè sono proprio disperata, cerco aiuto ma non ne trovo e cerco chi potrebbe darmi delle vie d'uscita, delle idee e magari qualche aiuto.
              Ho 28 anni, ho tre bambini e sono sposata, i miei figli hanno 5 , 2 e 8 anni, le due piu' piccole sono femmine e quello di otto anno è un maschio, purtroppo mio figlio a gravi ritardi psicomotori e pure mentali, non parla, non ha nessuna autonomia.
              Io non lavoro, sono cittadina Belga, mio marito e i nostri figli sono cittadini italiani, siamo di Verona
              Dal 7 aprile 2007 mio marito è nel carcere Montorio di Verona perché condannato.
              Qualche giorno fa c'è stata l'udienza per l'affidamento in prova, ma gli è stata rigettata.
              Io cerco aiuto perchè sono disperata...vorrei potere fare qualcosa per potere fare uscire il mio marito dal carcere
              Spero di avere presto una vostra risposta e intanto vi ringrazio sperando a presto, grazie di cuore.
Verona, settembre 2007
                          Nadia
  
 Gentili amici di Radio Carcere,
                        sono un vostro affezionato ascoltatore e giovane studente di giurisprudenza appassionato ai temi inerenti il processo penale che in Italia come voi ben sapete certo non funziona molto bene, per usare un eufemismo. In merito alla scarcerazione di Alberto Stasi mi interrogavo su un fatto: sarebbe interessante, qualora non l’aveste già fatto e qualora fosse possibile, vedere in Italia quanti provvedimenti di custodia cautelare vengono convalidati dai GIP e quanti invece “respinti”.
                       A mio avviso ne uscirebbe fuori un’analisi molto interessante sull’uso (o abuso, sarebbe meglio dire) di questo istituto, soprattutto nella sua forma in carcere.
Vi ringrazio e vi saluto
settembre 2007
Enrico Gagliardi
Caro Arena,
                  mi chiedo come sia possibile che all'interno del carcere di Marassi di Genova i detenuti che stanno male vengano malmenati da squadre punitive di 3 o 4 persone. Dove siamo hai tempi di guerra? E perchè tutto questo non viene scritto sui giornali? Bisogna far conoscere al mondo la verità. L'abuso di potere hai giorni d'oggi viene condannato e perchè a queste persone non viene fatto niente?
                  In questa maniera il detenuto è costretto a stare in silenzio e subire le minacce e le percosse dei secondini che vengono pagati per sorvegliarli.
Mi sono trovata spesso a fare colloqui con mio figlio, loro hanno il diritto di fumare di trattarli male, ma che ci rimette è il ragazzo che all'interno deve scontare la pena.
                  Ci sono ragazzi in carcere per piccoli reati e vengono trattati come se fossero i peggiori criminali di questa terra. Ma guardiamoci intorno, quanti agenti di custodia trasgrediscono la legge portando all'interno del carcere cose proibite dalla legge, ma questo non si sa nulla e quelli che pagano sono i nostri figli!
                  L'ho sempre pensato, i veri delinquenti sono loro, indossano la divisa e non danno il buon esempio, anzi sono i prima a fare tutto contro la legge e se un genitore, risponde alle loro ingiustizie viene trattato male con il rischio far trasferire anche il detenuto che non c'entra niente.
Abbiamo il diritto di parlare e di dire quello che pensiamo, ma la nostra parola contro la loro non vale niente e dobbiamo sempre stare zitti!!!
                 Fra polizia penitenziaria e carabinieri, non c'è confronto, il carabiniere è molto più umano!
                   Con questo la saluto, anche se bisognerebbe scriverlo sui giornali!
                   Grazie! In fede
                   Giusy
"Spettabile Radio Carcere (Caro Riccardo Arena),
                      una breve cronaca e commento in relazione alla tua rubrica ed in particolare alla recente puntata sull'episodio(episodi?) del carcere di Marassi.
                      Seguo periodicamente, sia pure non assiduamente, le tue puntate di Radio Carcere, e desidero, prima di tutto, espremirti i miei complimenti per la competenza e serietà con la quale affronti una tale delicata problematica, di non
facile giornalismo.
                    Sabato scorso stavo svolgendo il mio turno di guardia in Ospedale; relativamente tranquillo, ma era caldo; stavo riordinando del materiale scientifico e per allentare il sopore pomeridiano stavo ascoltando alcune rubriche scaricate nella mia iPod; avevo optato per la rubrica da te diretta, Radio Carcere. L'argomento era sugli episodi di Marassi.
                    Dopo alcuni minuti, quasi incredulo, non capivo se stavo sognando o stavo ascoltando una fiction, riavvolsi il nasto e riavviai l'ascolto. La mia incredultà e stupore aumentavano con il progredire dell'ascolto. Stentavo a credere a ciò che stavo ascoltando. Si parlava di squadrette punitive che malmenavano i detenuti, di 12 detenuti per cella costratti a convivere per 22 ore al giono, di urina somministrata come terapia per quei detenuti che stavano male.
                     Decisi che il giorno dopo avrei fatto ascoltare la puntata anche ai miei familiari e a mio figlio, di 13, in particolare. Cosi avvenne. Dopo alcuni minuti mi chiesero se era una finzione o se era vero; alla mia risposta mi chiesero di interrompere perché non ce la faceva, era troppo forte. Subito dopo, però, mio figlio chiese di riascolare ed ascoltò il tutto in silenzio e con grande attenzione. Il giorno dopo mi chiese di essere accompagnato in libreria; acquistò due libri, uno di Martin Luter King, uno sulla Mafia; cercavo anche la ed.italiana di Rights of Man di Thomas Paine (un libro che sto leggendo ora, e che proporrei obbligatorio nel nostro ordinamento scolastico, ma sembra che non sia disponibile una ed. italiana, perlomeno qui a Milano).
                    Con un certo imbarazzo devo confessarti una po' di vergogna di vivere in questo paese; un paese dopo non si capisce più se siamo ancora in stato di diritto, e se dopo tanto parlare sia questa la soluzione operativa dendente al recupero sociale dei detenuti.
Ho deciso che farò alcuni CD's da dare ad amici e conoscenti e proporrò l'ascolto anche a scuola affinche insegnati, studenti e genitori possano sapere come vanno realmente le cose in tema di giustizia nel nostro paese.
Sono sempre più convinto che quello della Giustizia (Stato di Diritto, Certezza della Pena, giusto processo) sia realmente il principale problema del nostro paese.
                   Non sono ultragarantista: non pretendo che quegli agenti siamo puniti, ma una qualche azione di tipo formativo educazionale andrebbe promossa; ma certamente quel Direttore dovrebbe essere rimosso e mandato a fare un altro mestiere; è inadeguato a svolgere quello attuale.
Non sono ultregiustizialista: punizione a tutti i costi e a qualunque costo per i rei; ma il rispetto dei diritti elementari dell'uomo, anche se detenuti, andrebbero garantiti e tutelati.
Penso che il Sig.Mastella, invece che dell'ICI dovrebbe seriamente occuparsi e preoccuparsi di quel che stà avvendo nelle nostre carceri ed averne una più realistica visione.
                     Penso che in Sig. Mineo, attuale Direttore di Rai3 (non cito le altre reti televisive per la scandalosa censura mediatica in tema di diritti civili che essi stanno portando avanti), quando intende promuovere un servizio sulla tortura nel mondo ed inizia da Guantanamo (i suoi servizi, quarda caso, presentano sempre una certa  velatura antiamericana) dovrebbe invece documentarsi meglio su ciò che succede nel nostro Bel Paese.
                     Ritengo che molto sia da fare, soprattutto a livello di coscienze, in un paese nelle cui carceri operano squadrette punitive che malmenano detenuti (come nel caso di Marassi) e questure dove squadrette "della morte" massacrano a morte malcapitati fermati (come nel caso dell'episodio di Federico, a Ferrara).
Grazie per la cortese attenzione.
Auguri di buon lavoro. Un caro saluto"
                                      Lodi, 29 giugno
                                                                                              Vidmer

      "Ciao Riccardo,
                      mentre ero in macchina alcuni mesi fa ho ascoltato la tua trasmissione, e sono rimasto sconcertato dai racconti e dalle letture delle dal carcere, da allora ti seguo sempre da uomo libero ultimamente mi sono trovato a lottare nel settore civile e fallimentare per par valere i miei diritti, e finalmente ho capito cosa significa pur da libero essere considerato come uno dei tanti poveri che non possono avere ul legale che ti puo assistere, e devi supinamente accettare quello che giudici e procedure fanno nei tuoi confronti, senza poterti difendere.
                      Mandi lettere, richieste, e neppure si degnano  di risponderti da mesi, intanto per loro sei solo uno dei tanti che per legge ha perso ogni diritto a differenza dei furbetti che possono permettersi il lusso di raccontare le proprie imprese a Matrix o in altri salotti televisivi.
                      Vieni messo alla porta, e tanto altro che non puo e non dovrebbe succedere a qualsiasi essere umano.
                      E vengo preso dalla rabbia dalla impotenza nei confronti di un sistema che neppure ti ascolta, e penso cosa possa provare un denuto di fronte aa ingiustizie che ogni giorno deve subire, nella totale infifferenza del mondo politico e delle istituzioni.
                      E mi commuovo di fronte a quei racconti di persone che si trovano in carcere, a subire cose che in un paese civile non dovrebbero accadere, e mi chiedo come sia possibile che nessuno faccia nulla, di fronte a tali ingiustizie e sopprusi, nel mio piccolo sto provando cosa ti accade e vorrei fare molto di piu per aiutare le persone dentro le carceri ma non so come fare.
                     Egr. Direttore non faccia mai mancare la sua voce...lo so che radio carcere si occupa, ed e' giusto che lo faccia, di quanto avviene nel momndo carcerario e nel processo penale, ma quanti subiscono nel civile  nel fallimentare ingiustizie nessuno se ne occupa..non contiamo piu nulla.
                      La ringrazio della sua cortese ospitalita."
                      27 giugno 2007                                                       
                                                                                                    Marco 
    
 "Egregio Direttore,
                      cerco di seguire quanto meritoriamente fate e vi sono molto vicino. Purtropo però oggi un caro amico, una bravissima persona, mi ha mandato un articolo di Socci, uscito ieri, in cui è scritto letteralmente questo:
"Sogno un centrodestra che non voti con la Sinistra quell'impresentabile indulto del luglio 2006 (legge n. 241) che ha mandato liberi per le strade 26 mila detenuti (anche per omicidio, rapina e lesione personale) quando ne avevano annunciati 12 mila. Li hanno rilasciati senza un vero accertamento della pericolosità sociale, abbandonando i cittadini alla loro mercé e provocando un vertiginoso aumento di rapine e furti, come dicono le statistiche dell'Indagine conoscitiva sulla sicurezza presentata dal capo della Polizia De Gennaro (furti +5,7 per cento, rapine, +15,2 per cento, rapine in banca nei 5 mesi dopo l'indulto +30,5 per cento). Tanto che i detenuti nelle carceri sono tornati subito a crescere passando da 39 mila a 42 mila.  " 
                      Potrebbe darmi qualche dato preciso, anche un link o delle citazioni che smentiscano questo triste discorso? 
                      Grazie ed auguri sinceri" 
                                               
                                                                                Gianluigi Mazzufferi

 
  "Ciao Riccardo,
                     da 20 giorni mi sono ritrovato catapultato nel mondo delle carceri. E' tanto il tempo trascorso da quando è stata eseguita l'ordinanza di custodia cautelare in carcere ai danni della mia compagna. Ti lascio immaginare il conforto di scoprire Radio Carcere.
Grazie."                                                     
                                                                                        Giovanni
 
"Gentile Direttore,
                 Ramahtullah Hanefi è il collaboratore di Emergency, si trova a Kabul,io e i miei colleghi stiamo mandando email a tutti i politici,Hanefi come Lei saprà ha urgente bisogno di un trapianto di rene,ma il governo afghano non lo permette,perciò ci siamo rivolti anche a Lei!!
                     Cordiali saluti"
                                             
                                                                                    Rossana Carta

 
"Gentile Direttore,
                     sono Giorgio Ceccarelli presidente dell'associazione Figli Negati e fondatore del movimento internazionale pacifista Armata dei Padri.
                     Le scrivo , chiedendo il suo appoggio, per portare all'attenzione del ministro delle Pari Opportunità Barbara Pollastrini il problema del rapporto padre - figlio in carcere.
                     Tra le tante discriminazioni che porteremodavanti al ministro c'è quella che subiscono i padri detentui nel diritto di visita con i figli.
Le madri detenute sono nettamente favorite. Questo contrasta con l'art.3 della Costituzione: siamo tutti uguali.
                    Purtroppo conosco il mondo del carcere perchè venni arrestato ingiustamente per droga. Fui scarcerato e archiviato  http://www.figlinegati.it/chisiamo.asp
                     Spero di essere d'aiuto in qualche modo. Sinceri saluti e complimenti per il sito."
                                                                               Giorgio Ceccarelli

       
"Caro Riccardo Arena,
                       mia moglie ed io ascoltiamo spesso (direi quasi sempre) le tue trasmissioni e abbiamo acquisito, credo, una certa sensibilità ai problemi della realtà carceraria. Abbiamo perciò seguito con gande interessre un ciclo di serate organizzate dagli studenti qui a Treviso, in cui questi problemi sono stati trattati secondo il programma che ti allego e con l'intervento dei relatori che pure trovi nominati nel programma. Alcuni nomi forse ti saranno già noti. Le esposizioni sono state interessanti e, ancor più, lo scambio di domande- risposte col pubblico. Una cosa però ha lasciato molta perplessità sia in me sia in mia moglie: l'immagine della vita carceraria che ci siamo fatti attraverso Radiocarcere è quella di una realtà ricca di soprusi e di illegalità, spiegate di norma con le carenze di mezzi, di spazi, di personale, che dovrebbero giustificare l'affollamento, la mancanza di sevizi igienici adeguati, la mancanza di educatori, la limitazione dell'ora d'aria e perfino la mancanza di assistenza sanitaria e di cure elementari anche per malati gravi.
                      Abbiamo richiesto esplicitamente ai relatori se confermavano questa realtà: abbiamo ricevuto pressoché da tutti (compreso un ex detenuto che ha scontato 26 anni in regime di ex art. 90) risposte sfumate che confermano le carenze ma non il clima di mancto rispetto dei diritti del detenuto che invece emerge spesso dalle testimonianze portate nella vostra trasmissione. Devo dire che invece uno dei relatori, Livio Ferrari, ha sostanzialmente testimoniato cose corrispondenti a quelle che sentiamo su Radio carcere. Devo dire che siamo rimasti sconcertati: come stanno realmente le cose? Perché minimizzare o edulcorare la realtà? Perché lo farebbe chi ormai col carcere non ha più niente a che fare o chi opera per dare assistenza? Ti saremo grati se vorrai darci il tuo punto di vista  per e-mail"                                                                  
                                                                                   Renato Pani
 
Intercettazioni e media

 La riflessione
di Radio Carcere

"Applicare una

 sanzione amministrativa"

Il testo del disegno di legge

"Leggittimo impedimento"

http://www.radiocarcere.com/images/alfano%202.jpg

Il testo della legge

approvata dal Senato

 il 10 marzo 2010

IL PIANO SULLE CARCERI

Il testo

del Piano Straordinario per le carceri

http://www.radiocarcere.com/images/top_secret.jpg

curato dal Commissario Straoridnario

Franco Ionta


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