da strasburgo le condanne contro l'italia

STRASBURGO 8 GENNAIO: La Corte Europea per i Diritti dell'uomo di Strasburgo ha condannato di nuovo l'Italia, per la di violazione dell'articolo 3 della Convenzione europea che vieta la tortura o il trattamento disumano o degradante e ha esortato il nostro paese ad
adottare entro un anno di tempo una misura o una combinazione di misure atte a rimediare alle violazioni della Convenzione risultanti
dal sovraffollamento delle carceri. La pronuncia della Corte si basa sui casi di alcuni detenuti condannati a scontare pene detentive nelle carceri di Busto Arsizio e Piacenza e che hanno denunciato il fatto di aver dovuto condividere con altri due carcerati una cella di 9 metri
quadrati, e lamentato la mancanza di acqua calda e in alcuni casi di un'adeguata illuminazione delle celle.

Tale ennesima condanna assume un'importanza eccezionale, visto che la Corte ha deciso di adottare una c.d. sentenza pilota. Ovvero una sentenza che, prendendo spunto dai casi esaminati, esamina l'interno sistema penitanziario italiano.

Ecco i passi più salineti della sentenza, tradotti in italiano:

- Sull’esistenza di una situazione incompatibile con la Convenzione che esige l’applicazione della procedura della sentenza pilota nel caso di specie.
La Corte ha appena constatato che il problema del sovrappopolamento carcerario in Italia non riguarda esclusivamente il caso dei ricorrenti. La Corte rileva in particolare che il carattere strutturale e sistemico della sovrappopolazione delle carceri in Italia risulta chiaramente dai dati statistici sopra indicati e dai termini della dichiarazione di emergenza a livello nazionale del Presidente del Consiglio dei Ministri italiano nel 2010.

L’insieme di questi dati fa apparire che la violazione del diritto dei ricorrenti di beneficiare  di condizioni di detenzione adeguate non è la conseguenza di incidenti isolati ma trae origine da un problema sistemico risultante dalla disfunzione cronica propria del sistema penitenziario italiano, che ha colpito ed è suscettibile di colpire ancora nel futuro numerose persone.
89. Peraltro, il carattere strutturale del problema individuato … è confermato dal fatto che sono attualmente pendenti davanti alla Corte numerose centinaia di ricorsi contro l’Italia per violazione dell’art. 3 della Convenzione in relazione alle condizioni di detenzione in diversi istituti penitenziari italiani. Il numero di questi ricorsi non cessa di aumentare.
90. Conformemente ai criteri stabiliti nella sua giurisprudenza, la Corte decide di applicare la procedura della sentenza pilota, avuto riguardo al numero crescente delle persone potenzialmente coinvolte in Italia e alle sentenze che constatano la violazione della Convenzione alle quali potrebbero condurre i succitati ricorsi. La Corte rileva altresì il bisogno urgente di offrire alle persone interessate una riparazione adeguata a livello nazionale.

- Misure di carattere generale
La Corte ricorda che le sue sentenze hanno un carattere essenzialmente declaratorio e che spetta in via di principio allo Stato convenuto scegliere, sotto il controllo del Comitato dei Ministri, i mezzi per adempiere all’obbligazione di esecuzione delle sentenze di cui all’art. 46 della Convenzione.
La Corte osserva che lo Stato italiano ha recentemente adottato delle misure suscettibili di contribuire a ridurre il fenomeno della sovrappopolazione delle carceri. (omissis)
Tuttavia, bisogna constatare che, malgrado gli sforzi compiuti dall’Italia nel 2010, il tasso nazionale di sovrappopolazione è rimasto molto alto in aprile 2012 (è passato dal 151% nel 2010 al 148% nel 2012). La Corte osserva che siffatto bilancio è ancora più preoccupante se si considera che il piano d’intervento di emergenza elaborato dalle autorità nazionali ha una durata limitata nel tempo, poiché la fine dei lavori di costruzione di nuove carceri è previsto per la fine del 2012 e che le disposizione in materia di esecuzione della pena, che hanno un carattere straordinario, non sono applicabili che fino al 2013.

La Corte ricorda che per il carattere intangibile del diritto protetto dall’art. 3 della Convenzione, lo Stato è tenuto ad organizzare il proprio sistema penitenziario in maniera tale che la dignità dei detenuti sia rispettata.
94. In particolare, allorché lo Stato non è in grado di garantire ad ogni detenuto delle condizioni di detenzione conformi all’art. 3 della Convenzione, la Corte lo incoraggia ad agire in maniera tale da ridurre il numero dei detenuti, in particolare applicando misure punitive non privative della libertà e riducendo al minimo il ricorso alla custodia cautelare. A questo proposito, la Corte è colpita dal fatto che il 40% circa dei detenuti nelle carceri italiane siano persone in custodia cautelare in attesa di essere giudicate.

Non spetta alla Corte indicare agli Stati le disposizioni concernenti le proprie politiche penali e l’organizzazione del sistema penitenziario (omissis) Tuttavia, ricorda le raccomandazioni del Comitato dei Ministri che invitano gli Stati a incitare i procuratori e i giudici a ricorrere in misura più ampia possibile alle misure alternative alla detenzione e a riorientare la loro politica penale verso il minor impiego possibile della detenzione allo scopo, tra l’altro, di ridurre il sovrappopolamento carcerario (v. in particolare le racc. del Comitato dei Ministri Rec(99)22 e Rec(2006)13).

Per quanto concerne le vie di ricorso interne, la Corte ricorda che in materia di condizioni di detenzione , i rimedi “preventivi” e quelli di natura “risarcitoria” devono coesistere in maniera complementare. Così, allorché un ricorrente è detenuto in condizioni contrarie all’art. 3 della Convenzione, il miglior rimedio possibile è la cessazione rapida della violazione del diritto a non subire trattamenti disumani e degradanti. Inoltre, ogni persona che ha subito una detenzione che ha leso la sua dignità ha diritto ad ottenere una riparazione per la violazione subita.
La Corte osserva che il solo ricorso indicato dal Governo convenuto, ossia il reclamo davanti al magistrato di sorveglianza ai sensi degli artt. 35 e 69 della legge sull’ordinamento penitenziario, è un ricorso che, benché accessibile, non è effettivo in pratica perché non permette di porre rapidamente fine alla detenzione in condizioni contrarie all’art. 3. D’altra parte, lo Stato italiano non ha dimostrato l’esistenza di un ricorso che permetta alle persone che sono state detenute in condizioni che hanno leso la loro dignità di ottenere una qualche riparazione per la violazione subita. A tal proposito, la Corte osserva che la recente giurisprudenza che attribuisce al magistrato di sorveglianza il potere di condannare l’amministrazione a pagare un risarcimento pecuniario è ben lontana dall’essere una pratica consolidata e costante.
La Corte non deve precisare quale sarebbe il modo migliore di mettere in atto le vie di ricorso interne necessarie. Lo Stato può modificare i ricorsi esistenti ovvero crearne di nuovi in modo che le violazioni dei diritti della Convenzione possano essere riparate in maniera effettiva. Spetta altresì allo Stato, sotto il controllo del Comitato dei Ministri, garantire che i ricorsi rispettino, tanto in teoria quanto in pratica, le esigenze della Convenzione.
La Corte conclude che le autorità nazionali devono senza ritardo mettere in atto un ricorso o una combinazione di ricorsi aventi effetti preventivi e risarcitori e che garantiscano una riparazione effettiva delle violazioni della Convenzione relative al sovrappopolamento carcerario in Italia. Tali ricorsi dovranno essere conformi ai principi della Convenzione, richiamati in modo particolare nella presente sentenza, e dovranno essere messi in atto nel termine di un anno dalla data nella quale la presente sentenza sarà divenuta definitiva.


 

STRASBURGO, 12 DICEMBRE - Il Consiglio d'Europa ha rivolto un ennesimo richiamo all'Italia affinche' presenti un piano d'azione atto a risolvere il problema dell'eccessiva durata dei processi. Il comitato dei ministri del Cde ha approvato un documento in cui si sottolinea che alla Corte pendono ormai 8 mila ricorsi relativi a processi 'lumaca' e ai ritardi nel pagamento dei risarcimenti dovuti a chi ha subito gli effetti della lentezza della macchina giudiziaria.
Ad oggi l'Italia il Paese con piu' ricorsi 'ripetitivi'.
Questi ricorsi riguardano le cause gia' oggetto di una sentenza e nuovamente pendenti davanti alla Corte europea dei diritti umani. Dal documento del comitato dei ministri emerge che l'Italia ha presentato informazioni sulle misure prese per ridurre la durata dei processi, per far fronte all'arretrato e per accelerare i pagamenti dei risarcimenti dovuti alle vittime dei processi lumaca, ma tali informazioni non sono sufficienti a dimostrare che tutti questi
problemi sono in via di risoluzione.
In particolare, il comitato nota che mancano informazioni precise sull'impatto che le misure attuate stanno avendo e un calendarizzazione delle ulteriori misure che devono essere introdotte. Infine viene espressa 'preoccupazione' per alcune modifiche alla legge Pinto entrate in vigore lo scorso 26 giugno. Secondo il comitato, la decisione di non riconoscere un risarcimento se non alla fine del processo e di negarlo a coloro il cui processo sia durato fino a sei anni, potrebbe non essere in conformita' con quanto stabilito dalla Corte di Strasburgo sull'efficacia dei rimedi interni preposti a risarcire chi abbia subito una violazione dei propri diritti. (fonte: ANSA)

commenti
10/04/2013
Michele
lupolimichele@hotmail.it
secondo me firmerei 10 volete un provedime per sffolare tipo una amministra ho un indulto e poi farei nuove carceri pre il momento ci vuole un ammnistia per sffolare
19/06/2013
marina
meryfelix@hotmail.it
si ci vuole un amnistia x sfollare tutte questa persone che soffrono e ci sarebbero meno morti amnistiaaaaaa
18/07/2013
stefano
sye0273@live.it
sono stato per 20 giorni al carcere del bassone a como non ho mai visto una cosa del genere italia si deve solo vergognare il sovraffollamento che c,è persone mischiate con malati di aids persone che nelle condizioni che sono si tagliano ingoiano detersivo gas pile cose che credo che neanche in guerra succedono spero che tengono conto di cosa sta succedendo fuori non sanno cosa succede dentro persone che tentano il suicidio per quale ragione spero che si fa qualcosa grazie per la mia attenzione
25/09/2013
Alessandro
alejandro.ac@libero.it
Il trattamento che c'è in carcere è senza parole non ci sono parole per definirlo. Io non ho visto nemmeno un assistente sociale, uno psicologo nei primi giorni di detenzione che spesso sono molo duri.
01/10/2013
angela
angelamikele65@hotmail.it
mio marito è gia'19 mesi che è rinchiuso nonostante che è incensurato è gravemente malato nn hanno pieta'sono dei disumani,x loro siamo solo dei numeri anche noi familiari che se ne fregano di quanto possiamo soffrire.Grazie! io e i miei 3 figli preghiamox Amnstia
02/01/2014
angela zaccaria
gennybike@live.it
mio marito è uno dei tanti kasi di malagiustizia...icensurato fino a due anni fa! attualmente vive imprigionato senza aver commesso alcun reato...condizioni disumane...si lavano con acqua fredda sentono freddo e nn funzionano gli impianti di riscaldamento...e nonostante tutto si abbraccia la croce non lamentAndosi mai...non denuncia per paura di ritorsioni da parte dei secondini! questo paese merita di esserecancellato proprio dall'atlante!! aiutateci per favore.
22/05/2014
Domy
Dolcezze_123@hotmail.it
Ci vuole un provvedimento per il sovraffollamento sulle carceri italiani , i detenuti vivono malissimo in una cella di due persone vivono in 6/7 ma dico io è giusto ke se una persona sbaglia cn la giustizia dv pagare i propri errori,ma così nn e modo di scontare i propri errori i nostri mariti soffrono e noi cn loro sentendo tt i disaggi....chiediamo un indulto o un'amnistia x queste persone ke stanno soffrendo ..... Cm lo stato richiede i propri diritti anke noi chiediamo i nostri date una svolta e svegliatevi xke anke noi cn i nostri figli ne stiamo soffrendo .
15/07/2014
guglielmo
guglielmodice@gmail.com
ciao hai radicali,e a tutti i compagni detenuti in pessime condizioni,io sono uno di voi,uscito dal carcere di monza da marzo,e in detenzione domiciliare 199/2010,io spero veramente che ci sia una svolta sulla giustizia,perchè cosi in queste condizioni lo stato non fà altro che alimentare la nostra rabbia:in carcere non possono reinserire le persone,1)perchè tanti educatori non hanno la volontà di fare reinserire le persone esempio a monza. 2)perchè solo con un'azzeramento totale esempio indulto e amnistia si può ripartire ad una giustizia più veloce ed efficace,poi sta anche a noi "criminali" cercare e avere la volontà di voltare pagina....ciao a tutti un saluto hai radicali e ai miei compagni e amici di monza,sezione b,sezione 2,e tutti gli altri,resistete tutti prima o poi si esce,un abbraccio guglielmo..
nome
email
commento
Inserisci il risultato di 2 + 5 per poter inviare