Mattarella: tener conto dell'invito del Papa per un atto di clemenza

La conversazione che si è svolta il 17 febbraio tra il Presidente della Repubblica e gli auotori de La Civiltà Cattolica, dove si è parlato anche di carceri e della richiesta di clemenza fatta più volte da Papa Francesco. Ecco il testo integrale (da La Civiltà Cattolica)                              

Si è da poco concluso il Giubileo e c’è un tema che è stato, ed è, molto caro agli ultimi Papi, in particolare a Giovanni Paolo II e a papa Francesco, ossia quello delle carceri. La situazione nelle oltre 200 carceri italiane rimane complessa: sovraffollamento e alto tasso di recidiva che sfiora il 69%. In quale modo è possibile garantire la certezza della pena insieme alla certezza della rieducazione?

Ero presente in Parlamento quando Giovanni Paolo II, parlando alle Camere riunite, in Italia, ebbe a rivolgere un appello per un indulto che poi, per la verità, è stato disposto, con contrastanti valutazioni nella pubblica opinione.

Ho ricevuto, come tutti i capi di Stato con cui la Santa Sede ha relazioni, la recente lettera di papa Francesco in cui chiede di valutare la possibilità di atti di clemenza, di valutare le condizioni dei reclusi e attenuare la gravità delle loro condizioni. È un messaggio di particolare rilievo, da tenere in gran conto, perché coglie l’aspetto più importante della punizione che lo Stato infligge a chi ha commesso reati: quello della rieducazione e del recupero dei condannati.

In Italia la situazione carceraria è migliorata decisamente; il sovraffollamento è sostanzialmente molto attenuato. Vi è stato un apprezzamento anche da parte degli organi europei che avevano rappresentato all’Italia l’esigenza di interventi concreti. Rimane il problema di fondo, di come trovare il punto di equilibrio tra queste due esigenze e sensibilità: quella dell’attenzione alla persona, di chi ha commesso un errore, un reato (e può essere recuperato con tutti gli sforzi possibili), e quella che venga garantito il rispetto della legge, non soltanto per rassicurare le pubbliche opinioni e le comunità. Queste avvertono con molta preoccupazione e molto allarme l’insicurezza, in maniera talvolta anche eccessiva rispetto alle effettive dimensioni dei fenomeni criminali. È un’attività delicata trovare il punto migliore di equilibrio. Non tocca a me esprimere orientamenti politici che, in Italia, competono al Governo e al Parlamento, ma mi rendo conto che entrambe le sollecitazioni meritano ascolto.

Dispongo di un potere di grazia come Presidente della Repubblica, e qualche volta ne faccio uso, anche se non è conclamato. È un potere che richiede una serie di pareri e di opinioni di cui bisogna tener conto – autorità giudiziaria competente, ministero della Giustizia – e che non entra affatto nel merito delle decisioni dell’Autorità giudiziaria, ma riguarda la condizione personale del soggetto, del singolo recluso, nel caso in cui sia evidente il suo recupero dopo aver scontato in parte la pena.

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